Emergenza smartphone

Chi ha un computer probabilmente ha anche installato un antivirus. Potrebbe (dovrebbe) anche aver attivato la cifratura del disco rigido ed utilizzare una VPN per collegarsi ad Internet quando sfrutta una rete WiFi.

Inoltre, si spera che esegua periodicamente un backup, facendo ruotare almeno tre supporti, verificandone la leggibilità dopo ogni operazione di salvataggio.

Se ha anche uno smartphone o un tablet, potrebbe far parte di quella maggioranza che li usa più del computer (perché sono, leggeri, comodi, versatili, sempre connessi) ma è anche probabile che faccia parte di un altro gruppo prevalente: quelli che non adottano alcuna protezione per tali dispositivi digitali

È un problema rilevante per la sicurezza dei dati personali e delle informazioni aziendali, perchè di telefoni e tablet, complici milioni di applicazioni disponibili per gli usi e gli abusi più disparati, si fa solitamente un uso talmente promiscuo da aver bisogno di un ulteriore programma per capire quali sono i software che vengono utilizzati maggiormente.

Non a caso, i modelli più recenti hanno adottato uno strumento nativo per la misurazione del tempo trascorso sullo smartphone o sul tablet, al fine di rendere gli utenti più consapevoli del tempo che realmente perdono per la loro “seconda vita”, in particolare con i social network e le app di messaggistica istantanea (whatsapp, messenger, ecc.)

L’uso disinvolto e promiscuo di tali dispositivi, privi di adeguate misure di sicurezza, è attualmente alla base della maggior parte dei problemi che si verificano con le tecnologie digitali e delle perdite finanziarie che ne derivano, per i privati e per le aziende. Nessuno è al sicuro, dal dipendente più semplice al manager più blasonato.

Smartphone e tablet sono sistemi informatici da proteggere come e più degli altri. La vita privata e lavorativa dovrebbero essere separate anche fisicamente e le aziende farebbero bene a fornire ai loro dipendenti i dispositivi digitali che devono utilizzare per ragioni di lavoro, per essere in grado di garantirne la sicurezza e di poterli cancellare da remoto, in caso di necessità.

Ed anche il privato, a prescindere dal proprio ruolo nella società, farebbe bene a non installare le app con le quali gestisce i propri dati riservati ed effettua movimenti finanziari, sullo stesso dispositivo con il quale si collega ad Internet, scarica musica, foto e video dai siti più disparati, passa il tempo sui social network e controlla i dispositivi IOT.

Guida del Garante per smartphone e table

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