Storie di ordinaria (dis)informazione

Noto quotidiano nazionale, giovedì 20 luglio 2000: Arriva l’e-mail assassina, riesce a contagiare i computer spenti. Pagina interna: E-mail killer distrugge i computer. Entra anche se il pc è spento e lo schiavizza.

In realtà il problema non riguardava un virus informatico, bensì un bug del programma Microsoft Outlook (sia in versione Express che completa) che, opportunamente sfruttato tramite l’invio di un’e-mail preparata ad hoc provocava un buffer overflow e consentiva l’esecuzione di comandi potenzialmente dannosi per il sistema aggredito.

A prescindere dalla macroscopica svista circa la natura del problema – che evidenzia quanto superficialmente siano trattate dalla stampa le notizie che hanno a che fare con Internet e le tecnologie informatiche – quand’anche si fosse trattato davvero di un virus, non si può commentare la notizia apparsa sul citato quotidiano senza evidenziare che raramente un’idiozia del genere è stata scritta su un giornale a diffusione nazionale.

Già qualche anno fa, quando ancora Internet non era ben nota al grande pubblico, un articolo di un noto periodico nazionale ebbe a commentare l’avvento di Back Orifice (un tool di assalto in grado di consentire il controllo da remoto di un pc collegato ad Internet o ad altra rete telematica) come il flagello di fine millennio, sostenendo che sarebbe stato possibile, una volta infettato il sistema, mantenerne il controllo anche con il pc non collegato alla Rete.

La notizia fece sorridere gli addetti ai lavori – ben consapevoli dell’impossibilità, in assenza di una connessione fisica ad una qualsiasi rete telematica, di controllare un pc da remoto – ma preoccupò non poco i normali lettori del periodico, allarmati da tale prospettiva. E’ il caso di evidenziare, tuttavia, che, trattandosi di un articolo di poche righe nelle pagine interne, la notizia ebbe una risonanza irrilevante.

L’allarme lanciato il 20 luglio è invece di ben altro tenore. Titolo in prima pagina con richiami all’interno ed inserimento su sei colonne nella rubrica dedicata alla cronaca. Eppure l’assurdità delle affermazioni in esso contenute è subito evidente anche a chi non è un esperto d’informatica ed avrebbe dovuto quantomeno suscitare le perplessità del direttore responsabile o del redattore capo. Il funzionamento di un computer è basato, come ogni altro sistema elettrico o elettronico, sull’assorbimento di corrente elettrica, che viene anche utilizzata per rappresentare i dati da elaborare opportunamente codificati in codice binario (passaggio o non passaggio di corrente, in una sorta di alfabeto morse).

E’ superfluo sottolineare che l’azione di un qualsiasi software non può che essere subordinata al funzionamento dell’elaboratore. In sostanza, anche un eventuale virus, essendo un programma con effetti disturbanti o distruttivi, non avrebbe potuto operare che a computer acceso. E’ tecnicamente impossibile, infatti, salvo ricorrere alla telepatia (ma non sembra essere questo il caso) intervenire sui dati e sui programmi contenuti in un computer spento. Ciò, ovviamente, dal punto di vista logico. Dal punto di vista fisico, per arrecare danni anche ad un pc spento è sufficiente utilizzare un martello.

Potrebbe facilmente eccepirsi che questi elementi sono noti ad un esperto ma non ad un giornalista. Ebbene, ciascuno faccia allora il proprio mestiere. Se un giornalista e i suoi superiori non sono tecnicamente in grado di comprendere le notizie che provengono dal mondo digitale consultino un esperto della materia oppure scrivano d’altro. La logica dello scoop ad ogni costo in questo settore non può essere tollerata, proprio per la scarsa preparazione dei lettori che, essendo inconsapevoli utenti, spesso loro malgrado, delle tecnologie informatiche, vengono sviati e terrorizzati da notizie del genere.

Il primo dovere di un giornalista è quello di informare, di consentire al lettore di venire a conoscenza delle notizie che non può percepire direttamente. E questo influisce sulla formazione della sua cultura, del suo pensiero, delle sue convinzioni, sicurezze e paure. E’ una grande responsabilità quella che il giornalista si assume nella redazione di un articolo, ma molti sembrano averlo dimenticato e omettono perfino di controllare la fondatezza e l’esattezza delle agenzie che ricevono, come in questo caso.

Peraltro, il solerte compilatore dell’articolo ha pensato bene di lanciare l’allarme ma non ha in alcun modo smentito o rettificato la notizia nei giorni successivi, nonostante il sottoscritto l’abbia tempestivamente segnalato alla redazione del quotidiano. Né ha provveduto a rendere noto l’indirizzo web al quale rivolgersi per ottenere maggiori informazioni e scaricare l’aggiornamento che risolve il problema di Outlook (http://www.microsoft.com/windows/ie/download/critical/patch9.htm)

Un’ultima considerazione: c’è da chiedersi perché l’accento venga posto sempre sull’operato dei criminali informatici (erroneamente confusi, per l’ennesima volta, con gli hackers) mentre nessuno ha il coraggio di dire chiaramente che potrebbero sussistere precise responsabilità, sia a carico di un’azienda colpevole di aver immesso sul mercato un prodotto che, dal punto di vista della sicurezza, sembra avere più buchi di una forma di Emmenthal, o che molti buchi della sicurezza derivano dall’esigenza di violare deliberatamente la privacy degli utenti attraverso discutibili sistemi di monitoraggio e catalogazione delle loro abitudini. Ma questa è un’altra storia…

Gianluca Pomante

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