Videopoker

Da tempo, ormai, i videopoker sono al centro dell’attenzione a causa di numerose operazioni delle Forze dell’Ordine, che hanno portato al sequestro di centinaia di apparecchi in tutta Italia e alla denuncia, per esercizio del gioco d’azzardo, di decine di persone.

Tuttavia, nonostante si senta spesso parlare di queste apparecchiature, quasi mai viene spiegato chiaramente il loro funzionamento e, soprattutto, la loro effettiva riconducibilità al reato di gioco d’azzardo.

Il funzionamento del “videopoker” è basato essenzialmente sull’interazione del giocatore con un sistema informatico, che proietta a video un tavolo da gioco sul quale vengono visualizzati dei simboli – selezionabili all’inizio di ogni sessione – attraverso i quali è possibile simulare una partita a poker senza avversari. Ad ogni risultato uguale o superiore alla coppia (two of kind) corrisponde la moltiplicazione della posta iniziale (bet) per un coefficiente di vincita risultante da una tabella (score).

Dal punto di vista tecnico, il videopoker non è altro che un software memorizzato su una scheda elettronica, installata all’interno di un mobile dotato di monitor che consente di visualizzare e gestire il gioco.

L’impostazione dei parametri che regolano il funzionamento delle apparecchiature viene effettuata attraverso un programma di setup, accessibile solo al personale tecnico, tramite il quale è possibile anche decidere il rapporto percentuale tra le somme incassate dal videopoker e le vincite erogate, che possono consistere nella materiale distribuzione di un premio (ticket, gettone, monete, ecc.) o nella semplice memorizzazione di un record, come avviene in tutti gli altri giochi.

Tale impostazione serve ad evitare che il gestore possa erogare premi in misura maggiore agli incassi dell’apparecchiatura, rendendo antieconomica l’iniziativa commerciale.

L’intera materia è regolata dall’art. 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che individua le caratteristiche tecniche delle apparecchiature considerate “da intrattenimento”, definendo le altre idonee al gioco d’azzardo. Le caratteristiche del gioco d’azzardo sono a loro volta individuate dall’art. 721 c.p., norma generale che viene integrata, per quanto riguarda i videopoker, dalle specifiche disposizioni del citato art. 110 Tulps.

Quando un videopoker non rispetta i criteri di cui all’art. 110 Tulps, viene considerato idoneo al gioco d’azzardo; per tali motivi, in caso di controllo da parte delle forze dell’ordine, l’apparecchio viene sequestrato e il gestore del locale denunciato ai sensi dell’art. 718 c.p. per esercizio del gioco d’azzardo.

Fino al 31.12.2000 la giurisprudenza era concorde nel ritenere che il videopoker fosse strutturalmente e funzionalmente dedicato al gioco d’azzardo, poiché in esso sussistevano tutti gli elementi tipici di quest’ultimo (scommessa, alea di rischio, fine di lucro).

Unica deroga a tale principio era l’esiguità della vincita, che impediva di ipotizzare il fine di lucro e, quindi, la sussistenza del reato ex art. 718 c.p.

La recente modifica dell’art. 110 Tulps, ad opera dell’art. 37 della Legge 388/2000 (Finanziaria 2001), ha introdotto una nuova tipologia di apparecchiature, per le quali non è possibile stabilire sic et simpliciter l’idoneità al gioco d’azzardo, trattandosi di videopoker che non erogano alcun premio ma che consentono unicamente la memorizzazione di un record.

Essendo quindi escluso a priori il fine di lucro, è oggi necessario, per poter contestare il gioco d’azzardo in presenza di un videopoker, accertare la conversione in denaro della eventuale vincita memorizzata dal giocatore nella tabella dei record, comportamento distinto e successivo rispetto al funzionamento dell’apparecchiatura, e ad esso non riconducibile.

Di talché, come chiarito dalla Suprema Corte di Cassazione, con Sentenza n. 2104 del 21 gennaio 2002, che ha segnato una decisa inversione di tendenza rispetto al passato, deve oggi essere dimostrato il fine di lucro (e quindi il pagamento della vincita al giocatore) prima di poter procedere al sequestro delle apparecchiature e all’apertura del procedimento penale nei confronti del gestore del locale o del proprietario del videopoker.

Appare quindi evidente che il videopoker non potrà più essere considerato idoneo al “gioco d’azzardo” solo perché ipoteticamente utilizzabile per tale fine, ma tornerà ad essere, come ogni altro videogioco, un mero strumento di intrattenimento, il cui utilizzo distorto potrà portare alla contestazione del gioco d’azzardo.

E, di conseguenza, ogni verbale di sequestro redatto dalle Forze dell’Ordine dovrà chiaramente indicare le ragioni che inducono gli inquirenti a ritenere sussistente il reato di gioco d’azzardo, evidenziando le modalità con le quali veniva determinata e pagata la vincita al giocatore.

Gianluca Pomante

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