Le nuove norme sui videopoker

Con l’art. 22 della Legge Finanziaria per l’anno 2003, n. 289/2002, il Legislatore ha nuovamente modificato le norme in materia di apparecchi elettronici, automatici e semi automatici da intrattenimento e da gioco di abilità, riscrivendo integralmente l’art. 110 del R.D. 773/1931 (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza).

L’attuale formulazione individua, preliminarmente, con i commi 5° e 6°, rispettivamente, gli apparecchi da gioco d’azzardo e quelli da gioco lecito.

In base al comma 5° “…si considerano apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo quelli che hanno insita la scommessa, o che consentono vincite puramente aleatorie di un qualsiasi premio in denaro o in natura, o vincite di valore superiore ai limiti fissati al comma 6, escluse le macchine vidimatici per i giochi gestiti dallo Stato…”.

La norma traccia, pertanto, solo una sommaria definizione delle apparecchiature idonee al gioco d’azzardo, rinviando ai limiti fissati dal comma 6 per gli aspetti tecnici, e può risultare fuorviante, se esaminata al di fuori del contesto legislativo di riferimento.

Le caratteristiche del gioco d’azzardo sono individuate, dall’art. 721 c.p., nel fine di lucro e nell’esito interamente o quasi interamente aleatorio del gioco intrapreso, elementi che devono necessariamente coesistere per concretizzare la fattispecie di reato.

L’esito del gioco è aleatorio quando non può essere influenzato dal giocatore e dipende esclusivamente dalla sorte. Di talchè anche una minima interattività strategica del giocatore con il videogioco, qual’è quella necessaria, ad esempio, per la scelta delle carte e la formazione delle combinazioni vincenti nel videopoker, consente di escludere l’aleatorietà assoluta.

Il fine di lucro è l’aspettativa del giocatore di poter conseguire una vincita economicamente apprezzabile, che lo induce a giocare somme anche ingenti per perseguire tale intento.

Appare altrettanto evidente che un terzo elemento deve essere necessariamente presente per dar luogo a gioco d’azzardo: la posta messa in palio dal giocatore, poiché è evidente che, in assenza di una qualsiasi puntata da parte di quest’ultimo, si può escludere che egli sperperi il proprio denaro o i propri beni e, quindi, non può esservi la messa in pericolo del bene giuridico tutelato dalla norma.

Le sanzioni in materia di gioco d’azzardo sono contenute negli artt. 718, 719 e 720 del Codice Penale, che puniscono l’organizzazione, la gestione e la partecipazione ai giochi di tale natura.

In tale quadro normativo si inserisce, quale norma tecnica e speciale, pur senza integrare il requisito della specialità tecnicamente intesa, essendo diverso l’oggetto della tutela, come già più volte chiarito dalla Suprema Corte, l’art. 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (R.D. 773/1931) che definisce unicamente i criteri attraverso i quali classificare gli apparecchi e congegni automatici, semiautomatici ed elettronici per il gioco d’azzardo rispetto a quelli da intrattenimento.

Quanto prescritto dall’art. 110 Tulps, pertanto, deve intendersi sancito a completamento della più generale fattispecie delineata dall’art. 721 c.p. quanto agli elementi essenziali del reato di gioco d’azzardo (aleatorietà dell’esito e fine di lucro).

In sostanza, l’art. 110 Tulps non può essere considerato indipendente ed autonomo rispetto all’art. 721 c.p., bensì norma integrativa della predetta disposizione, per lo specifico riferimento fatto dal Legislatore agli apparecchi automatici, semiautomatici ed elettronici (mentre l’art. 721 c.p. si applica anche, ad esempio, ai giochi con le carte, con i tre campanelli o con le tre tavolette, ecc.).

In tal senso, del resto, si è più volte espressa la Suprema Corte, evidenziando, per l’appunto, che “Anche gli apparecchi o congegni automatici, basati sulla scommessa o sulla pura alea, di cui all’art. 110 Tulps, postulano la natura lucrativa della vincita, ovvero il rilevante valore economico del premio conseguibile, in tal modo correlando la previsione contravvenzionale in esame e la locuzione “gioco d’azzardo” ivi contemplata ai principi codicistici stabiliti dall’art. 721 c.p., alla cui stregua coessenziale al concetto di “gioco d’azzardo” è, accanto all’aleatorietà dell’esito, l’esistenza di un fine di lucro” (Cass. Penale, Sez. I, n. 5897 del 4.12.1999).

Ciò premesso, il nuovo art. 110 tulps individua i congegni idonei per il gioco lecito, ritenendo tali quelli che “…si attivano solo con l’introduzione di moneta metallica, nei quali gli elementi di abilità o trattenimento sono preponderanti rispetto all’elemento aleatorio, il costo della partita non supera 50 centesimi di euro, la durata di ciascuna partita non è inferiore a dieci secondi e che distribuiscono vincite in denaro, ciascuna comunque di valore non superiore a venti volte il costo della singola partita, erogate dalla macchina subito dopo la sua conclusione ed esclusivamente in monete metalliche.

In tal caso le vincite, computate dall’apparecchio e dal congegno, in modo non predeterminabile, su un ciclo complessivo di 7.000 partite, devono risultare non inferiori al 90 per cento delle somme giocate. In ogni caso tali apparecchi non possono riprodurre il gioco del poker o comunque anche in parte le sue regole fondamentali…”.

Occorre innanzitutto evidenziare che il Legislatore ha escluso chiaramente la possibilità di utilizzare lettori di banconote o gettoniere per l’attivazione delle apparecchiature lecite, mentre ha limitato il costo della partita a cinquanta centesimi senza specificare il valore della moneta metallica da introdurre.

Si può quindi ragionevolmente desumere, da tale formulazione, che è ammessa anche l’introduzione di monete da 1 Euro e da 2 Euro, a condizione che il costo della partita sia comunque limitato a 50 centesimi.

Viene reintrodotto il limite temporale della durata della partita, ridotto a dieci secondi, ove per tale deve intendersi il lasso di tempo intercorrente tra l’attivazione dell’apparecchio – conseguente all’introduzione della moneta e al relativo conferimento di crediti pari a cinquanta centesimi – e il termine della partita corrispondente al “game over”, ossia l’esaurimento dei crediti ottenuti o vinti in conseguenza dell’iniziale introduzione di una moneta da cinquanta centesimi.

E’ assolutamente fuorviante l’assimilazione, operata da taluni, della singola sessione o frazione di gioco all’intera partita, che introdurrebbe una nuova ipotesi di reato non prevista dall’ordinamento, in palese violazione dei principi di tassatività e legalità della norma penale, oltre che del più generale principio di certezza del diritto.

Tale assunto, peraltro, risulta già da tempo superato dalla giurisprudenza di merito.

La nuova norma consente la vincita in denaro, limitandone l’importo massimo a 10 Euro (venti volte il costo massimo della partita, pari a 50 centesimi) e a condizione che detta vincita sia erogata dall’apparecchiatura, in moneta metallica, direttamente (non sono ammessi quindi ticket o gettoni convertibili in premi o in denaro a cura del gestore del locale) ed immediatamente dopo la conclusione di ciascuna partita (elemento che esclude la possibilità di attivare l’opzione di accumulo dei punti tra una partita e l’altra).

I produttori hanno l’obbligo di sviluppare software di controllo statistico del comportamento del videogioco che assicurino un rapporto tra gli incassi e le vincite non inferiore al 90% su un ciclo di 7000 partite. Non è chiaro se tale condizione debba essere semplicemente certificata dal produttore e salvo verifica a campione da parte dell’Ente preposto al controllo (verifica peraltro espressamente prevista dalla norma) ovvero se sia necessario integrare un sistema di controllo anche interno che consenta di eseguire i controlli anche successivamente.

Nel silenzio della norma, la gestione di tale parametro si appalesa opportuna per evitare problemi giudiziari, ma non obbligatoria.

Le nuove apparecchiature, inoltre, non devono essere basate sul gioco del poker, né riprodurre, anche in parte, le sue regole fondamentali.

Tale ultima definizione avrebbe provocato, all’atto dell’entrata in vigore del nuovo art. 110 Tulps (1° gennaio 2003, ndr) l’immediata chiusura di ogni attività connessa al videopoker, con prevedibili conseguenze sia sul piano sociale che economico.

Per tale ragione, il Legislatore, con il successivo comma 7, ha disciplinato gli altri giochi leciti ed introdotto una disciplina transitoria per consentire il passaggio dalle attuali apparecchiature a quelle di nuova produzione, per l’attivazione delle quali, peraltro, occorrerà attendere i tempi tecnici di realizzazione dei nuovi software e la divulgazione delle specifiche tecniche di funzionamento della costituenda rete telematica di gestione delle stesse, la cui attivazione è prevista – ma decisamente improbabile – per il 1° gennaio 2004.

Detto comma 7, disciplina, alla lettera a), le apparecchiature elettromeccaniche prive di monitor, basate sull’abilità del giocatore, riconducibili, quanto a funzionamento e caratteristiche, alle gru che consentono di conquistare pupazzi, orologini e gadget vari, meglio individuate dal settore tecnico come apparecchi di tipo “redemption”.

La lettera c) riguarda invece tutti i giochi basati esclusivamente sull’abilità del giocatore e privi di vincita, quali flipper, calci-balilla ed altri apparecchi da puro intrattenimento.

Quanto alla lettera b), è appena il caso di evidenziare che la sua formulazione è chiaramente volta a derogare, sino al 31 dicembre 2003, il già citato comma 6, per consentire, come già detto, alle aziende distributrici e agli esercenti, di attendere la produzione delle nuove apparecchiature, e, ai produttori, di non stravolgere le logiche di mercato e le catene di produzione.

L’introduzione “Si considerano altresì apparecchi e congegni per il gioco lecito” consente di avallare la suddetta interpretazione, posto che il termine altresì sta ad indicare chiaramente che, oltre a quanto già previsto dalla norma, sono riconducibili alla categoria dei giochi leciti quelli previsti dal comma 7.

La analoga formulazione del comma 7, lett. b) rispetto al comma 6, inoltre, giustifica ulteriormente tale assunto e la sequenza logica delle disposizioni consente di concludere che il comma 7, lett. b) deroga al comma 6 fino al 31.12.2003, data in cui le apparecchiature dovranno essere convertite in altra tipologia di apparecchi per il gioco lecito (e l’unica altra disposizione contenuta all’interno dell’art. 110 Tulps relativa ad apparecchi elettronici, automatici e semiautomatici è, per l’appunto quella di cui al comma 6) ovvero rimosse.

Fino al 31.12.2003, pertanto, e salvo proroga (improbabile ma sempre possibile, stante la problematica connessa all’attivazione della rete telematica, che impedirebbe, di fatto, la produzione delle nuove apparecchiature) gli attuali videopoker sono leciti, a condizione che rispettino le preclusioni di cui all’art. 110 Tulps, co. 7, lett. b), sintetizzabili nella possibilità di attivazione con moneta metallica del valore di 50 centesimi, 1 Euro e 2 Euro, nel limite imposto al costo della partita, pari a 50 centesimi, e nella possibilità di ottenere, come premio, esclusivamente il prolungamento o la ripetizione della partita, fino ad un punteggio massimo pari a dieci volte quello corrispondente al costo della partita.

Un aspetto interessante, frutto certamente di una svista in sede di redazione del provvedimento, è costituito invece dalla depenalizzazione operata dal legislatore in relazione al limite temporale dei dodici secondi previsto dalla precedente versione del comma 5, che non è stato conservato dalla norma transitoria di cui al comma 7, lett. b).

La natura di normativa di collegamento, destinata a consentire il transito parzialmente indolore dalla vecchia alla nuova normativa (parzialmente indolore in quanto le apparecchiature attuali sono comunque recenti, dato che hanno al massimo due anni, essendo state introdotte a seguito della promulgazione della Legge 388/2000, e pesano quindi ancora in modo rilevante sui bilanci delle aziende) è ulteriormente palesata dal co. 4 dell’art. 22 della già citata Legge finanziaria 2003, che ha sostituito l’art. 14 bis del D.P.R. 26.10.1972, n. 640.

Detto articolo, infatti, elenca le modalità di imposizione fiscale cui assoggettare le apparecchiature da divertimento ed intrattenimento e detta, per l’appunto, disposizioni diverse per i nuovi apparecchi, installati dopo il 1° marzo 2003, rispetto a quelli già in esercizio al 31.12.2002, riferendosi espressamente al comma 7 dell’art. 110 Tulps.

Tale riferimento esplicito evidenzia, come già detto, che il comma 7 dell’art. 110 Tulps individua le vecchie apparecchiature, mentre i nuovi videogiochi sono disciplinati dal comma 6.

Ed infatti, anche il condono fiscale previsto dal citato articolo 22, co. 4, conferma tale interpretazione e giustifica il mantenimento in esercizio fino al 31.12.2003 delle vecchie apparecchiature, dato che attraverso il pagamento dell’imposta dovuta per l’anno 2003 si può accedere al beneficio di non versare quanto dovuto per gli anni precedenti (2001 e 2002).

E’ quindi possibile esprimere le seguenti considerazioni:

  1. premesso l’esplicito riferimento al co. 7 dell’art. 110 Tulps, operato dalla norma, è evidente che se il pagamento deve avvenire per l’anno 2003, al fine di condonare gli anni precedenti, si fa necessariamente riferimento alle apparecchiature installate al 31.12.2002 (e quindi anche ai videopoker);
  2. se il pagamento avviene per le imposte dovute per il 2003, è altrettanto evidente che fino al 31.12.2003 dette apparecchiature potranno essere tenute in esercizio (e quindi anche i videopoker, a condizione che rispettino le caratteristiche di cui al co. 7, lett. b)).

In conclusione, il co. 6 dell’art. 110 Tulps riguarda le apparecchiature di nuova produzione, che non potranno essere basate sul gioco del poker e dovranno rispettare i criteri tecnici dettati dalla norma, oltre a quelli previsti dall’art. 22 della Legge Finanziaria 2003, mentre il co. 7, lett. b), detta le regole per i vecchi videogiochi, videopoker compresi, che dovranno essere riconvertiti entro il 31.12.2003 ad una delle tipologie lecite ovvero rimossi, e che non potranno, dopo tale data, comunque essere ispirati al gioco del poker.

Gianluca Pomante

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