Videosorveglianza e educazione civica

In questi giorni concitati, di misure di sicurezza tese a rafforzare la sicurezza negli stadi, puntuali si ergono a difesa dei diritti dei cittadini quei paladini della riservatezza e della libertà che vedono, nei sistemi di videosorveglianza, un demone da eradicare immediatamente e senza riserve.

Da appassionato della materia, condivido la preoccupazione per l’eventuale utilizzo illecito dei dati acquisiti dai sistemi di rilevamento, ma al tempo stesso, gradirei che l’attenzione venisse spostata sul vero problema: l’incapacità di garantire la sicurezza del cittadino e di educare i giovani.

Si parla di “Grande Fratello”, di occhi elettronici, di vite violate, e si richiedono a gran voce gli interventi delle varie Autorità Garanti, in primis quella della privacy, che dovrebbero, a parere di tali sedicenti esperti, censurare le iniziative del Governo e i poteri di investigazione concessi alle Forze dell’Ordine.

Ma si dimentica che proprio il Codice della riservatezza dei dati personali prevede l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza per ragioni di sicurezza e tutela del patrimonio e delle persone.

Soprattutto, nel nome di una libertà ormai inesistente, si ignorano i cittadini, quelli da proteggere dalla furia dei chi ha compreso che in Italia delinquere si può, e di solito la si fa franca, sia prima che dopo il processo.

Filippo Raciti è solo l’ultimo dei tutori dell’Ordine che, per uno stipendio offensivo ha dato la vita nell’adempimento del proprio dovere, che non sentiva come un peso, ma semplicemente come il proprio lavoro.

Dall’altra parte, un gruppo di idioti che giocava alla guerra, al tiro al bersaglio con i Poliziotti, come a Genova, e come in tanti altri casi analoghi. E’ questo ormai lo sport nazionale, altro che calcio.

Di chi si dovrebbe tutelare la riservatezza? Di questi scellerati? Ben vengano le telecamere, non in tutti gli stadi, ma in tutte le vie, in tutte le strade, in tutti gli angoli in cui potrebbe essere commesso un delitto, se rappresentano l’unico sistema di instillare un pò di ragione in tali zucche vuote.

Ma il problema non sono le telecamere, bensì quei cittadini che conoscono solo i loro diritti e ignorano i loro doveri.

Nessuna libertà potrà mai esserci, se il cittadino, per primo, non prenderà atto che ogni libertà personale finisce dove inizia quella degli altri.

Il resto è ferocia e violenza, che sfocia nella cultura del branco, nella legge della giungla. Il risultato delle scuole martoriate da riforme assurde, scuole in cui si insegna ormai di tutto, tranne il rispetto dei valori fondamentali della società civile. Espunte dall’Ordinamento scolastico l’Educazione Civica e la Religione Cattolica, ultimi baluardi di una società di valori, resta l’indifferenza, e l’incapacità dei ragazzi – sempre più abbandonati davanti alle Playstation e ad Internet da genitori troppo occupati a vivere – di individuare schemi di riferimento. Non hanno esempi, non hanno valori, non hanno punti di riferimento. E a vent’anni, l’unico sistema per sentirsi vivi e gratificati, è far parte del branco. Aggredire la società civile come risposta all’incapacità di affrontare la strada da soli.

Le telecamere, come ogni strumento, possono essere utilizzate bene o male; come ogni mezzo, possono essere disciplinate dalla legge. Ma senza un serio intervento sulla società dei valori, sui ragazzi di oggi, da cui trarre gli adulti di domani, come al solito, saranno solo chiacchiere e distintivi.

Gianluca Pomante

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