Videosorveglianza a scuola

Se la pubblicazione dei maxi concorsi – per l’esaurimento delle vecchie graduatorie e per l’abilitazione dei nuovi insegnanti – ha sostanzialmente monopolizzato le cronache nazionali, non saranno comunque sfuggiti, agli addetti ai lavori, il provvedimento del Garante Privacy del 6 settembre e la Sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 17 settembre, entrambi riguardanti la materia della videosorveglianza in ambito scolastico.

Già con provvedimento dell’8 aprile 2010 l’Autorità per la riservatezza dei dati personali aveva chiarito alcuni aspetti relativi all’eventuale installazione di sistemi di videosorveglianza all’interno degli Istituti di Istruzione, consigliando, in particolare, il rispetto del diritto alla riservatezza degli studenti, garantito, tra l’altro, anche da una norma speciale del 1998, meglio nota come “Statuto dello Studente” (art. 2, co. 2, DPR 249/1998)

Secondo tale norma, è compito della comunità scolastica, intesa come istituzione ma anche come gruppo organizzato di persone, garantire la riservatezza dello studente e la piena valorizzazione delle sue capacità, rimuovendo gli ostacoli che impediscono il raggiungimento di tali obiettivi.

Ispirandosi ai principi della Costituzione Italiana, lo Statuto dello Studente intende evidentemente rafforzare la tutela dei giovani inseriti nel contesto sociale degli Istituti di Istruzione; tutela alla quale si sono aggiunti, nel 2003, il Codice in materia di riservatezza dei dati personali e, successivamente, il provvedimento del Garante Privacy dell’8 aprile 2010 sulla videosorveglianza.

Quest’ultimo, richiamando i principi ispiratori del Codice e quelli dello Statuto dello Studente, dispone che la comunità scolastica adotti le cautele necessarie a garantire l’armonico sviluppo delle personalità dei minori in relazione alla loro vita, al loro processo di maturazione ed al loro diritto all’educazione.

Con riferimento all’esigenza di garantire comunque la tutela del patrimonio scolastico da eventuali atti vandalici, viene individuata temporalmente la fascia di rispetto delle attività scolastiche, prevedendo che i sistemi di videosorveglianza siano in funzione solo negli orari di chiusura degli istituti e, comunque, con espresso divieto di attivare le telecamere in coincidenza con lo svolgimento di eventuali attività extrascolastiche all’interno della scuola.

Appare evidente, dal punto di vista pratico, la necessità di un responsabile interno, che possa attivare e disattivare l’impianto in caso di necessità, giacché l’assistenza esterna difficilmente potrebbe garantire lo spegnimento dell’impianto in caso di attività extrascolastica programmata in brevi lassi di tempo, come spesso avviene negli istituti.

Il provvedimento chiarisce anche l’opportunità di non riprendere indiscriminatamente le aree esterne e perimetrali, ma di regolare l’angolo di visuale affinché proceda alla sorveglianza delle sole parti effettivamente a rischio, escludendo dalle riprese tutto quanto non è strettamente necessario sottoporre a controllo. In ogni caso, permane la necessità di evidenziare, con appositi avvisi ed informative, la presenza delle telecamere, dandone ampio risalto agli interessati.

In tale ambito risultano estremamente efficaci le telecamere di tipo intelligente e motorizzato, che possono essere programmate per svolgere una ronda automatica delle zone sottoposte a videosorveglianza, per schermare (e rendere non visibili) le zone da escludere dal controllo e per reagire ad eventuali intrusioni nelle aree delimitate.

I software più evoluti riescono anche ad “inseguire” il soggetto individuato nell’area a rischio, fino al momento in cui esce dalla zona in cui riesce ad operare la telecamera; la sequenza di riprese e ingrandimenti verso quello che, a seguito dell’intrusione, diventa il bersaglio della telecamera, favorisce ovviamente una più agevole identificazione a posteriori.

Come in altre realtà che necessitano di diverse tipologie di controllo ed intervento, anche negli Istituti di Istruzione il sistema di videosorveglianza dovrebbe essere integrato con un più articolato sistema di sicurezza, in grado di rilevare accessi e uscite non autorizzate, segnalare principi di incendio ed allagamento, fughe di gas ed altri eventi potenzialmente a rischio, attivando le telecamere, le uscite di sicurezza, le porte tagliafuoco e gli impianti antincendio secondo necessità.

Sistema che potrebbe ulteriormente essere integrato con l’autosufficienza energetica (eolica, solare, geotermica, ecc.) e con sistemi di domotica, ormai indispensabili per produrre energia pulita e sfruttare al meglio le risorse disponibili, riducendo i consumi. Ma forse significherebbe pretendere troppo dalle nostre Istituzioni.

Restando all’ambito della riservatezza rispetto al trattamento operato da terzi, a pochi giorni dall’apertura delle scuole, il Garante ha fornito indicazioni a professori, genitori e alunni, sul corretto utilizzo dei dati personali durante le diverse attività che possono coinvolgere, a vario titolo, i tanti attori del palcoscenico scolastico.

Partendo da un generale obbligo di acquisizione del consenso per la pubblicazione di foto e video su social network e strumenti di condivisione delle informazioni (come Facebook, Google+, Twitter, Youtube, ecc.), il Garante ha finalmente chiarito che voti e scrutini sono pubblici, mentre non vi è alcuna necessità di trasparenza per eventuali morosità nel pagamento di rette e contributi.

E se le fotografie realizzate durante le gite d’istruzione devono ritenersi destinate ad un ambito familiare o di amicizie (ma ciò non consente di pubblicarle su siti web e social network senza il consenso degli altri cointeressati), per l’utilizzo di tablet e cellulari in classe la decisione spetta agli insegnanti o all’organo di conduzione dell’Istituto. Il Garante insiste molto sull’autodeterminazione degli insegnanti, lasciando a questi ultimi, com’è giusto che sia, la scelta di utilizzare tablet e smartphone per finalità didattiche, evidenziando, ad ogni modo, che non può essere precluso allo studente l’utilizzo di tali strumenti per registrare le lezioni o consultare libri di testo in formato elettronico.

Tra le funzioni istituzionali della scuola rientra ovviamente anche l’orientamento al mondo del lavoro, per cui è legittimo comunicare – previa acquisizione di esplicito consenso da parte degli studenti – alle aziende private e alle pubbliche amministrazioni, i dati personali dei ragazzi e le loro attitudini o specializzazioni.

Gli Istituti di Istruzione, infine, hanno l’obbligo di rendere adeguatamente edotti studenti e genitori dell’utilizzo che sarà fatto dei loro dati, attraverso il rilascio di un’informativa conforme ai principi sanciti dal codice.

Molte attività didattiche, infatti, ma anche extrascolastiche, potrebbero comportare, anche indirettamente, l’acquisizione di dati personali di natura sensibile, come la nazionalità, la religione, l’eventuale disabilità; dati ai quali, necessariamente, deve essere garantita adeguata tutela.

Viene suggerita, in sostanza, una evoluzione della disciplina della riservatezza che coinvolga l’istituzione a 360°, e  non solo il controllo delle attività solitamente sottoposte al vaglio del Garante.

Sembrerebbe potersi concludere, dall’esame di tale complesso di disposizioni, che sia preclusa qualsiasi attività di monitoraggio in tempo reale dell’andamento delle lezioni, non ravvisandosi nella normativa e regolamentazione di settore alcuno spiraglio per l’installazione di sistemi di videosorveglianza in grado di funzionare 24 ore su 24, ed anzi rinvenendosi numerosi elementi di senso contrario.

In effetti, la deduzione è corretta, ma non comporta il divieto di intervenire anche nelle ipotesi in cui venga accertato un fatto illecito, come potrebbe sembrare ad una prima e superficiale analisi.

Proprio su quest’ultimo aspetto, la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi sulla vicenda che riguardava una docente ritenuta responsabile di una serie di atti di violenza posti in essere nei confronti dei bambini affidati dalla sua custodia.

Durante il processo di primo grado, grazie alla denuncia di alcuni genitori – i cui figli lamentavano di essere stati maltrattati dalla docente, con frequente ricorso alle vie di fatto e a punizioni umilianti dinanzi l’intera classe – venivano acquisite al fascicolo del dibattimento le riprese realizzate dalla polizia giudiziaria, su delega del Pubblico Ministero, dalle quali poteva effettivamente evincersi l’abituale ricorso alla violenza da parte dell’insegnante, sotto forma di tirate d’orecchi e di capelli, schiaffi al volto e alla nuca, strattoni, ecc.

Con la sentenza n. 1092 del 15-6-2012, depositata il 3 settembre, alla richiesta del difensore dell’insegnante, di dichiarare inutilizzabili i filmati acquisiti dalla polizia giudiziaria, lamentando sostanzialmente una violazione della riservatezza dei soggetti coinvolti, la Corta Suprema di Cassazione ha risposto che, pur essendo, le aule scolastiche, luoghi soggetti ad una generica tutela della riservatezza rispetto al trattamento da parte di terzi, esse non possono essere considerate alla stregua del domicilio privato, ma sono invece assimilabili a luoghi aperti al pubblico, dato il numero indeterminato di persone (docenti, familiari, alunni, ecc.) che ad essi può avere accesso.

Sebbene il docente, pertanto, possa escludere altri soggetti dall’accesso a tale area, ciò non avviene per tutelare la sua riservatezza o altra personale prerogativa, ma al solo scopo di assicurare il corretto svolgimento dell’attività didattica.

Al fine che qui ci occupa, pertanto, si può affermare che, all’interno di un Istituto Scolastico, è vietata l’installazione di telecamere che riprendano preventivamente l’attività svolta in aula, mentre è legittima l’installazione di sistemi di videosorveglianza attivi durante le pause dell’attività didattica ed extrascolastica, così come è consentita, previa autorizzazione dell’Autorità Giudiziaria, l’acquisizione dei filmati realizzati da una telecamera nascosta per finalità di accertamento dei reati.


Gianluca Pomante

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