Backup e restore

Fino a qualche anno fa, i nostri ricordi erano affidati alle videocassette e alle stampe fotografiche; ancor prima, alle diapositive e ai filmini su pellicola, che ci portavano indietro nel tempo, alla ricerca dei giorni più belli. Con qualche chilo in meno e qualche capello in più, per gli uomini; con qualche plasticità in più e qualche rilassamento cutaneo in meno, per le donne.

Poi sono arrivate sul mercato le fotocamere digitali, e le occasioni di svago sono aumentate a dismisura, sospinte dal venir meno della necessità di trasferire i ricordi su un supporto cartaceo, per rivederli, e dalla possibilità di correggere i “difettucci” prima di renderli pubblici. Oggi qualsiasi scatto, vittima delle “performance” di un fotografo che non era all’altezza della situazione, può essere migliorato e restituito al giusto splendore.

Così come il nonno ed il camino, che riunivano la famiglia attorno a fuoco a sentir racconti, sono stati soppiantati dalla televisione, con il passare degli anni hanno ceduto il passo, ai monitor dei computer e ai social network, i vecchi album di fotografie da sfogliare insieme. Una forma di isolamento condiviso. Intere vite memorizzate sugli hard disk dei nostri computer e messe in rete, insieme a quelle degli altri eremiti digitali.

Quest’insieme di ricordi in forma liquida, tuttavia, presenta il non secondario problema di essere affidabile e resistente quanto una piuma di cristallo, dato che la memorizzazione è comunque di tipo elettronico ed avviene su supporti che, per quanto tecnologici, hanno durata limitatissima nel tempo.

Mentre il decadimento delle pellicole e della carta fotografica è lento e progressivo, e consente di accorgersi dei cambiamenti, ponendovi rimedio, i dati hanno solo due stadi: zero e uno. In sostanza, esistono o non esistono.

E’ quindi particolarmente importante duplicarli spesso, copiarli su altri supporti, trasferirli altrove, se si vuole garantire la sopravvivenza dei ricordi affidati all’elettronica.

Oggi che le memorie di massa (cioè quelle su cui si memorizzano i dati, come hard disk, DVD, pendrive usb, ecc.) hanno un prezzo decisamente abbordabile, è opportuno utilizzare uno o più supporti esterni al computer per mettere al sicuro le informazioni che ci interessano.

Una procedura corretta di salvataggio prevede la periodicità delle operazioni e la c.d. “rotazione” dei supporti. Se si lavora ogni giorno con foto e filmati, è opportuno procedere ad un salvataggio quotidiano, facendo ruotare almeno tre hard disk. Il disco rigido di un computer si rompe solitamente durante un’operazione di trasferimento dati, ed è quindi possibile che ciò avvenga quando la copia non è ancora terminata, con il risultato che neppure il supporto di destinazione avrà una versione completa di ciò che si intendeva duplicare. Ecco perchè è sempre un bene avere più supporti da far ruotare. Nella peggiore delle ipotesi (cioè, che anche un secondo supporto non sia leggibile), ci sarà sempre il terzo, e la perdita sarà comunque limitata.

E’ opportuno anche sottolineare l’importanza della sostituzione periodica dei supporti di salvataggio, e della loro conservazione in ambienti idonei. Un DVD è garantito 10 anni, ma non se finisce tra le mani di un bimbo o se viene lasciato sul cruscotto di una vettura parcheggiata al sole. E comunque, non c’è soddisfazione alcuna nell’intentare una causa per risarcimento danni alla ditta produttrice, dopo aver perso una vita di ricordi.

Un altro aspetto importante, che spesso non viene tenuto nella dovuta considerazione, è quello delle modalità di salvataggio. Esistono numerosi programmi di memorizzazione, che hanno però quasi tutti il difetto di comprimere i dati per risparmiare spazio, rendendoli inutilizzabili se si cambia software e se il nuovo non è in grado di leggere il formato di compressione del vecchio. Meglio salvare i dati nel loro formato originale, oggi che le dimensioni dei supporti non sono più un problema, per poterli leggere in qualsiasi momento e da qualsiasi computer, senza essere ostaggi di una piattaforma tecnologica.

Non sarebbe male poter memorizzare i dati anche all’esterno dell’abitazione o dell’ufficio che ospita il computer e i supporti di backup (che andrebbero custoditi in un luogo adeguato, e non accanto al computer), utilizzando uno dei sistemi di backup remoto che sempre più spesso vengono offerti dalle varie aziende. Inutile sottolineare che i più affidabili (sia in termini di qualità, che di riservatezza) sono quelli a pagamento. Il c.d. “cloud” può essere una buona soluzione, ma si dovrebbe evitare di averlo come “unica” soluzione, dato che, in caso di problemi, è abbastanza difficile andare a riprendersi i dati in California, piuttosto che in Inghilterra.

Ed infine, si consideri l’ipotesi del ripristino. Per capire l’importanza di testare periodicamente la leggibilità dei supporti, è sufficiente riflettere: quando sarà necessario utilizzarli? Quando i dati saranno già perduti! Accorgersi in quel momento che non sono più idonei allo scopo sarebbe motivo di profonda frustrazione.

Molte, forse troppe nozioni tutte insieme. Occorre però considerare che, nell’underground informatico, gli utenti si distinguono solo in due categorie: quelli che hanno già perso i dati e quelli che li devono ancora perdere. A voi la scelta. Io vado a comprare un altro hard disk.

Gianluca Pomante

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