Fake

Il termine “fake” viene utilizzato spesso nel mondo informatico, ma con significati diversi in base al contesto. Si può tradurre come fasullo, fittizio, inesistente, ma anche come burla, scherzo, presa in giro, poiché viene associato, di volta in volta, a situazioni che vanno dalla sostituzione di persona alla frode informatica, dalla notizia falsa alla catena di sant’antonio.

Si va dal messaggio che invita a pubblicare testi di un certo tipo sul proprio profilo, per impedire alle associazioni governative di ogni ordine e grado di utilizzarne i contenuti, alla notizia che Facebook richiederà un contributo in denaro agli utenti che vogliono preservare la loro privacy.

In questi giorni, sui social network, rimbalzano notizie della Guerra Civile in Grecia, con assalti ai supermercati e distribuzione gratuita di generi alimentari nelle piazze.

Si tratta di notizie infondate che, tuttavia, generano un immenso traffico, preoccupazione nei destinatari e sovraccaricano le risorse a disposizione degli utenti.

Ogni volta che un messaggio “singolare” perviene sul profilo di un utente si dovrebbe analizzarlo con cautela, non come se si trattasse di un ordigno esplosivo, ma tenendo almeno conto che replicarlo senza motivo significa “abboccare” come un pesce all’amo (ed infatti, in rete, è stato coniato il termine “phishing” per indicare l’attività fraudolenta volta a indurre in errore l’utente medio, al fine di fargli tenere un determinato comportamento che, altrimenti, non adotterebbe).

Avendo tempo a disposizione si può consultare, innanzitutto, il sito del noto giornalista ed opinionista informatico Paolo Attivissimo, da anni impegnato in un “servizio antibufala” con l’intenzione di contribuire al miglioramento della cultura e dell’uso corretto della Rete

Paolo suggerisce di partire da un atteggiamento cinico nella lettura dei messaggi, come se fossero tutti falsi, anche perchè, effettivamente, la maggior parte di essi lo sono realmente.

Un giusto approccio richiede un’analisi della vicenda sulla base delle proprie conoscenze ed esperienze personali, per capire se sia effettivamente ipotizzabile il verificarsi di un simile evento.

Per sapere se esiste un determinato Tribunale Internazionale, ad esempio, in riferimento ad un “fake” apparso in questi giorni, è sufficiente consultare il sito dell’Organizzazione delle Nazioni Unite o un qualsiasi sito giuridico sulla giustizia penale internazionale. Il Diritto Internazionale ha fonti pattizie ed un qualsiasi Tribunale, per emettere provvedimenti vincolanti, deve essere riconosciuto dalla Comunità Internazionale, altrimenti è una semplice associazione di persone con una comune manifestazione d’intenti priva di qualsiasi valore.

Occorre poi analizzare la coerenza del messaggio che, se presenta evidenti contraddizioni o è scritto in un italiano stentato, è probabilmente un falso; così come i dati concreti dell’appello che, in mancanza di riferimenti precisi, sono un ulteriore indicatore di inattendibilità.

Quando un post invita semplicemente alla condivisione di un messaggio o al click sul tasto “mi piace”, in presenza di un appello per un aiuto immediato o per una trasfusione, è sufficiente verificare da quanto tempo “gira” la richiesta per capire se è ancora attuale o se lo è mai stata. E’ anche abbastanza singolare che venga immesso in Rete, in italiano, un messaggio per la ricerca di un donatore, senza alcun recapito per contattare l’Ospedale o con recapiti chiaramente falsi o inutili (come l’Ospedale di Santa Virginia, in California).

Un’altra attività semplice da svolgere è quella di utilizzare più motori di ricerca per verificare l’esistenza del medesimo messaggio nei gruppi di discussione, nei forum, negli altri social network, per analizzare i commenti degli utenti. Solitamente la Rete ha già reagito, se di bufala si tratta; qualcuno (come Paolo Attivissimo) ha già fatto le stesse ricerche ed è arrivato a capire se si tratta di una notizia attendibile o no.

Un ulteriore accertamento può essere fatto attraverso la stampa internazionale, alla quale difficilmente sfugge una notizia “ghiotta” da un punto di vista mediatico. E’ anche vero che la stessa stampa internazionale è caduta, in alcune occasioni, in errori clamorosi, diffondendo notizie assolutamente false, ma costruite con tale cura da risultare attendibili anche per giornalisti esperti. Ciò nonostante, la notizia in circolazione in questi giorni, sulla Grecia in preda a saccheggi e devastazioni, che verrebbe nascosta dalla stampa perchè in Italia sono in corso le elezioni, è chiaramente inattendibile, per il silenzio della comunità internazionale. Il Guardian ed il Time citano la crisi che affligge la Grecia, ed indicano il rischio di una crisi umanitaria per l’alto tasso di disoccupazione e la crescita degli homeless (senza casa); tuttavia, a parte gli scontri ad Atene tra Forze dell’Ordine e manifestanti, nella Piazza del Parlamento, non vi sono notizie di devastazioni e saccheggi o di distribuzione gratuita di generi alimentari da parte di contadini ribellatisi alle multinazionali. Difficile che tale “ghiottissima” notizia sia sfuggita alla CNN, alla BCC o alla stessa Al Jazeera, così come è difficile che i corrispondenti esteri del New York Time o del Washington Post abbiano “toppato” un simile scoop.

Peraltro, amici contattati telefonicamente o tramite e-mail (e questo è un altro riscontro possibile) hanno confermato che, sebbene drammatica da un punto di vista economico, la situazione in Grecia è ancora relativamente tranquilla.

Insomma, la Rete amplifica emozioni e sentimenti, così come notizie e semplici “rumors”, per cui incappare in una bufala o in una verità alterata è abbastanza facile. La stessa Rete, tuttavia, offre innumerevoli strumenti per aggiornarsi e per informarsi, anche per capire se i media tradizionali ci raccontano tutto; basta avere la pazienza di cercarli, imparare ad utilizzarli e poi far tesoro dell’esperienza, ma sempre facendo attenzione ai fake. Per approfondire la questione: attivissimo.blogspot.it (senza il www davanti), sezione “Antibufala”.

Gianluca Pomante

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