Internet reality

C’era una volta l’enciclopedia, un intero scaffale di tomi pesanti e solitamente impolverati, dai quali trarre informazioni preziose per i compiti e per le ricerche scolastiche.

E c’era una volta la biblioteca civica, dove i ragazzi trascorrevano intere giornate in silenzio, a consultare i libri segnalati dai docenti o da fratelli e sorelle più grandi, dai quali trarre nozioni utili per il compito in classe o per l’interrogazione del giorno dopo.

La realtà, tuttavia, era ancora vissuta personalmente – e pericolosamente, se per conoscere la vita delle api si decideva di aprirne la casetta – senza filtri di alcun tipo, salvo qualche trasmissione televisiva come Quark, in grado di far raggiungere, con una buona narrazione ed ottime riprese, luoghi e fenomeni altrimenti sottratti alla disponibilità e capacità del ragazzo comune.

Oggi l’informazione viaggia in Rete, e questo è un bene, perchè la diffusione della conoscenza, grazie ad uno strumento così veloce ed economico, ha avuto il pregio di avvicinare ogni realtà all’altra, ogni individuo al suo pari, ogni ragazzo alle emozioni ed informazioni di cui ha bisogno per crescere meglio.

Come in ogni situazione, tuttavia, occorre valutare il rovescio della medaglia, che, nel caso della Rete, è la pigrizia. Pigrizia nel cercare le fonti, nel verificarle, nel metterle in discussione, come se l’informazione che non è rinvenibile tramite Google non esistesse. Come se la ricerca tramite Wikipedia finisse lì, non potesse essere migliorata.

E così, come in città abbiamo perso ogni capacità di orientamento, abituati ormai all’uso indiscriminato del GPS – che ci porterà  lentamente ad utilizzarlo anche per cercare, in casa, la stanza da letto rispetto al salotto – in Rete abbiamo perso ogni capacità critica nei confronti dei presunti mostri sacri della ricerca e della conoscenza, crogiolandoci sugli allori dell’assurdo teorema secondo il quale “se è su Wikipedia, vuol dire che è vero; se non lo trovo con Google vuol dire che non esiste”.

Nella realtà è sufficiente recarsi presso la Biblioteca Civica o presso la Pinacoteca Civica (a proposito, esistono ancora, anche a Teramo, e si trovano, rispettivamente, in Via Delfico n. 16 ed in Viale Giovanni Bovio n. 2) per scoprire un mondo affascinante e assolutamente diverso da quello messo a disposizione da Internet, che non è in contrapposizione o in sostituzione con quello delle Biblioteche, dei libri o della cultura tradizionale – come qualche sedicente esperto vorrebbe far credere – ma ad esso complementare.

Un esempio per tutti. Studiare la Cappella Sistina – opera indescrivibile, perchè solo attraverso una esperienza sensoriale diretta è possibile comprenderne pienamente il valore, dato che ogni descrizione sarebbe inevitabilmente filtrata e limitata dalla sensibilità e capacità del narratore – richiede una visita ai musei vaticani, che è senz’altro suggestiva e premiante, per la possibilità di percepire lo sforzo sovrumano di Michelangelo nel realizzarla, per apprezzarne l’ampiezza, i colori l’acustica e gli odori (che mai potrebbero essere fruibili tramite Internet) ma che è altrettanto deludente per la distanza dagli affreschi e dal limitato tempo a disposizione per ammirarli.

Ad integrare l’esperienza, comunque entusiasmante ed insostituibile, della percezione diretta, interviene Internet, con la trasposizione dell’opera in alta risoluzione eseguita dall’Università di Villanova, in Pensilvania, su incarico dei Musei Vaticani

Grazie all’uso della tecnologia Flash, è possibile effettuare una visita virtuale tridimensionale della Cappella Sistina e sfruttare la qualità fotografica, decisamente elevata, delle rilevazioni effettuate, per ingrandirne ed esaminarne i particolari. Operazione che, anche ammettendo l’uso di una struttura in grado di portare gli spettatori accanto agli affreschi, non sarebbe mai possibile dal vivo, per ovvie ragioni di sicurezza e conservazione delle opere.

Appare ovvio (ma non per questo è chiaro a tutti) come non sia possibile trasportare su Internet l’intero scibile umano, fatto di opere ed esperienze magari interessanti solo a livello locale o per un ristretto numero di persone, sì da non essere economicamente conveniente qualsiasi conversione in formato digitale. Ciò non significa, tuttavia, che ciò che non è reperibile su Internet non esista o non sia diversamente raggiungibile o fruibile. Ed occorre fare attenzione anche alla disinformazione, deliberatamente programmata o assolutamente casuale, che deriva dalla possibilità per chiunque di immettere materiale in Rete senza alcun filtro. Il “fake” è sempre in agguato, e qualcuno ha avuto anche la sgradevole sorpresa di scoprire, dopo aver realizzato una ricerca utilizzando semplicemente il “copia e incolla”, senza studiare né approfondire l’argomento, che quello che aveva scritto e consegnato al Professore era una “balla spaziale”. Quindi, nelle ricerche come nelle letture, prudenza, sempre.

Gianluca Pomante

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