Scarico o non scarico?

La tutela del diritto d’autore, in passato, era affidata soprattutto al supporto che conteneva l’opera e ai costi di produzione di quest’ultimo, che rendevano tecnicamente difficile ed economicamente poco conveniente il ricorso alla copia rispetto all’acquisto dell’originale. La copia, peraltro, era solitamente di scarsa qualità, e quindi poco fruibile dagli appassionati.

Con la diffusione dei sistemi di duplicazione digitale, negli anni ’90, la riproduzione delle opere dell’ingegno divenne più semplice dal punto di vista tecnico (era sufficiente acquistare un lettore cd ed un masterizzatore per computer, per ottenere facilmente una copia della stessa qualità dell’originale) e sempre più conveniente dal punto di vista economico. La possibilità di trasformare in un file una canzone o un film, da trasmettere da un computer all’altro o da un supporto informatico ad un altro, rese in breve tempo rapidissima la diffusione delle opere dell’ingegno, costringendo le industrie dell’intrattenimento a correre ai ripari, da un lato, introducendo sistemi di protezione dalla copia sempre più sofisticati, dall’altro, richiedendo ai governi norme sempre più restrittive e sanzioni sempre più elevate.

Se l’ultimo decennio del ventesimo secolo è stato caratterizzato dalla battaglia tra sviluppatori di misure di protezione e programmatori di software in grado di eluderle, spesso approdata nelle aule dei tribunali statunitensi ed europei, con esiti anche sorprendenti, il primo decennio del terzo millennio ha spostato l’attenzione delle case discografiche e cinematografiche sulle reti telematiche e sulle nuove modalità di diffusione dell’informazione senza vincoli ad un supporto materiale.

Il problema della facile duplicazione dei supporti si è trasformato in quello della condivisione on line. Dapprima grazie a server posizionati in paesi privi di legislazione sul diritto d’autore, che permettevano la condivisione delle opere in rete; oggi con programmi che permettono la condivisione diretta tra utenti e rendono sempre più facile e capillare la diffusione senza effettuare il pagamento dei relativi diritti.

Se sia o giusto o sbagliato pretendere il pagamento di tali compensi e se debba esserci un limite al profitto che un’opera dell’ingegno genera per autori ed editori, è questione di politica legislativa che poco interessa alle persone comuni. Nella vita di tutti i giorni si assiste ad un continuo altalenarsi di offerte per l’acquisto on-line di musica, film e trasmissioni televisive; ma anche al proliferare di programmi che permettono l’accesso a risorse di dubbia legalità.

Cosa rischia il cittadino normale, quello digiuno di informatica e diritto, quando utilizza una piattaforma che gli permette di scaricare musica e film e condividerli in rete?

Una legge nata nel 1933 e successivamente più volte aggiornata in chiave tecnologica, prevede numerose ipotesi di illecito collegate alla diffusione non autorizzata delle opere dell’ingegno.

La duplicazione / diffusione non autorizzata di un software o di una banca dati – o l’utilizzo di programmi idonei a rimuovere le misure di protezione tecnologica – è punita con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la sanzione da 2.500 e 15.500 Euro. La stessa pena è prevista per chi duplica / diffonde musica e film, con l’ulteriore danno derivante dalla confisca della strumentazione utilizzata per commettere il reato. Se l’illecito riguarda le trasmissioni televisive ad accesso condizionato (Mediaset e Sky, per capire meglio), si applica la stessa pena, ma la sanzione sale fino a 25.000 Euro.

Infine, la semplice condivisione di opere protette dal diritto d’autore, tramite reti telematiche, può comportare la sanzione da 51 a 2000 Euro. Ad ogni violazione si applica anche la sanzione amministrativa da 103 a 1032 Euro per ogni esemplare duplicato o riprodotto abusivamente.

Il problema di queste norme – che entrano in rotta di collisione con quella che prevede il pagamento, per ogni acquisto di supporti informatici, del compenso per la copia privata – è che l’intenzione colpita dalla sanzione è quella di trarre profitto dall’operazione, cioè di risparmiare il costo di acquisto dell’opera.

Utilizzare un programma come Transmission, BitTorrent o eMule, per il download di musica e film, può quindi comportare una pesante censura da parte dell’Autorità Giudiziaria, anche se, ad onor del vero, è difficile essere intercettati e perseguiti (anche per ragioni di economia processuale) per aver scaricato qualche film o qualche album da Internet. Qualche problema in più, in caso di controllo, si pone in auto, con lettori mp3 e pendrive a disposizione dei passeggeri o collegati ai sistemi di intrattenimento di bordo, per i quali risulta difficile dimostrare la provenienza lecita, dato che originali e licenze d’uso, solitamente, non sono in auto, ma a casa.

Occorre anche considerare che difficilmente le Forze dell’Ordine hanno interesse a perseguire il comune cittadino, ma certamente il download massiccio di musica e film, e la conseguente condivisione in rete, potrebbero essere notati e perseguiti. Ai giovani, solitamente entusiasti della disponibilità di opere on line, consiglio prudenza. Sempre.

Gianluca Pomante

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *