E-democracy

Prima che Internet cambiasse per sempre il modo di mettersi in contatto con gli altri, la comunicazione era nettamente distinta tra pubblica e privata.

Il comune cittadino poteva scambiare pensieri e parole liberamente, tramite lettera e tramite telefono, mentre l’accesso alla comunicazione pubblica di radio, televisioni e giornali era filtrato dalla linea editoriale delle imprese e dai costi che queste sostenevano per proiettarsi e restare sul mercato.

Con l’avvento delle connessioni telematiche, questa netta distinzione è venuta meno ed oggi ciascuno può diventare, con un minimo investimento, editore di se stesso, in particolare attraverso un blog.

Nato come espressione della libertà di manifestazione del pensiero, il blog è sostanzialmente un diario in rete (web-log), attraverso il quale il titolare può pubblicare i suoi pensieri, le sue ricerche, i suoi articoli, le sue foto ed attendere la risposta degli utenti, sotto forma di contatti o di commenti.

Avere un blog significa condividere una parte della propria vita con gli altri, instaurare un rapporto quasi confidenziale, scambiare informazioni ed orientare il pensiero collettivo, se quello che si scrive viene recepito positivamente da un grande pubblico.

Un blogger di successo deve essere capace di suscitare empatia, di entrare in contatto con i  follower (seguaci) al punto di fidelizzarli e indurli a tornare sulle sue pagine, a commentare i suoi articoli, a fornire ulteriori spunti e segnalazioni su cui lavorare.

Deve, in sostanza, saper entrare nella testa del lettore, condividere le informazioni che sta cercando, scrivere quello che vuole sentirsi dire, strutturando i post (messaggi) in modo che siano comprensibili ed efficaci, adatti alla tipologia di persone cui si rivolgono.

Nella comunicazione pubblica, stranamente, i blog non sono ancora utilizzati come veicoli di interazione con gli elettori e la situazione è ben strana se si considera, invece, che i social network sono decisamente più frequentati dai politici di ogni ordine e grado. Forse perchè il chiacchiericcio è considerato meno impegnativo.

Comunicare tramite un blog potrebbe anticipare il confronto con il cittadino ad una fase di consultazione estremamente importante. E’ sufficiente ricordare cosa è accaduto per la costruzione di termovalorizzatori e discariche per comprendere la necessità di confrontarsi su argomenti delicati come lo smaltimento dei rifiuti, la gestione delle acque, la realizzazione di opere pubbliche ed altri eventi che coinvolgono la collettività.

Fornire quotidianamente aggiornamenti sulle principali attività di un’Amministrazione, attraverso un blog che permetta al politico di rendere pubblico l’intento perseguito nell’interesse della gente normale (le sue ragioni e le sue motivazioni personali, non solo quelle istituzionali, spesso caratterizzate da formule di stile e motivazioni di maniera), permetterebbe di percepire la reazione dei cittadini, di valutare apprezzamenti e critiche, eventuali proposte migliorative o alternative. In definitiva, consentirebbe di capire se una determinata opera o scelta ha il gradimento dei cittadini, se si tradurrà in un successo o in una potenziale debacle.

Peraltro, il blog, al contrario di altri strumenti tradizionali (appuntamenti, convegni, incontri) permetterebbe al cittadino una vera partecipazione alla vita politica, consentendogli di interfacciarsi con gli eletti anche da casa, anche da lontano, anche se malato o infermo, senza filtri istituzionali spesso ostici o inadeguati.

Dopo alcuni anni di assuefazione, il cittadino potrebbe essere agevolmente indotto a partecipare ancora più attivamente alla vita politica, attraverso piattaforme di deliberazione pubblica, che potrebbero essere utilizzate per proporre iniziative sulle quali l’Amministrazione intende riservare alla collettività ogni decisione, valutando anche eventuali proposte alternative.

Una e-democracy meritevole di sperimentazione, che certamente porterebbe la politica molto più a contatto con il cittadino, eliminando quella ristretta cerchia di proseliti che, attualmente, impediscono una reale ed efficace comunicazione tra eletti ed elettori.

Gianluca Pomante

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