Media addiction disorder

Disturbo derivante dalla dipendenza dai media, così potremmo descrivere il senso di impotenza e frustrazione che assale l’utente nel momento in cui si rende conto di non avere la possibilità di accedere all’informazione che normalmente lo circonda.

Potremmo anzi dire “che normalmente lo bombarda”, dopo averlo circondato con televisione, giornali, radio e Internet, sempre più disponibili grazie alla diffusione dei collegamenti telematici e di smartphone e tablet.

Non c’é un’applicazione che possa rappresentare compiutamente lo stato di dipendenza mediatica da cui é affetto il comune cittadino, il quale, non pago della quantità di informazioni già presenti su Internet, é continuamente alla ricerca dell’ultima app che gli consenta di collegarsi ad un servizio in più. Si assiste, quindi, al proliferare di programmi che fondono i media tradizionali con la mobilità garantita dalle nuove tecnologie.

Il televideo é stato uno dei primi servizi a trasferirsi su Internet, grazie all’interfaccia a caratteri leggera e flessibile, che poteva essere facilmente portata su qualsiasi sistema operativo. Poi vennero le registrazioni chiamate “podcast”, che gli utenti potevano scaricare per riascoltare trasmissioni e lezioni con calma, utilizzando il lettore mp3.

Con l’avvento degli RSS l’utente si abituò a veder apparire, sul lato destro dello schermo, dei messaggi temporanei che permettevano di visualizzare le news in tempo reale, dopo essersi registrati sul sito del quotidiano. Erano comunque da tempo disponibili le liste di distribuzione, per ricevere le principali notizie direttamente nella casella di posta elettronica, dopo aver scelto il settore preferito (cronaca, politica, tecnologie, estero, ecc.).

Negli ultimi anni, la diffusione delle web-radio e delle web-tv ha permesso un definitivo distacco dell’informazione dall’etere, superando il tradizionale limite delle frequenze ed i costi di realizzazione di una stazione radiotelevisiva, che avevano sempre costituito un forte limite all’informazione libera e alternativa, impedendo, ad esempio, un sano sfogo della creatività giovanile.

Con tablet e smartphone l’intero circo mediatico si é trasferito rapidamente nel mondo delle app, piccoli programmi  che consentono ad un quotidiano di andare on line anche prima della consegna in edicola, ma con le notizie limitate a poche righe, per suscitare l’interesse del lettore e spingerlo ad acquistare la copia cartacea o il pdf integrale.

Anche le TV hanno deciso di cavalcare la nuova onda informatica ed hanno realizzato applicazioni che permettono di rivedere i programmi trasmessi nei giorni precedenti o addirittura le trasmissioni in tempo reale, ma a patto di avere un abbonamento a casa )o in ufficio) e di inserire il codice della smart card per autenticarsi.

Tra qualche anno, forse qualche mese, le Smart TV completeranno l’integrazione tra Internet e gli altri media, permettendo una condivisione bidirezionale dei dati e delle trasmissioni, dal tablet / PC alla TV e dalla TV al tablet / PC.

Agli aspetti positivi occorre anche aggiungere quelli negativi, consistenti nella continua oppressione mediatica dalla quale non si riesce a venir fuori, che condiziona ormai l’esistenza di ciascuno di noi. E dato che le notizie diffuse dai media sono solitamente negative, se non addirittura di cronaca nera, anche il nostro umore ne soffre. Accade così che l’ondata di furti in Veneto induce l’intera nazione a mettere le grate alle finestre e gli allarmi alle autovetture; la scoperta di un pedofilo a Milano spinge ogni genitore d’Italia a guardar male il tizio che, in spiaggia, scatta foto ai bambini che giocano (e tra i quali, normalmente, c’é anche il suo); le notizie sulla crisi economica spingono anche il soggetto benestante a far provvista e ridurre i consumi. Una globalizzazione dell’ansia che, obiettivamente, avremmo potuto risparmiarci.

Ma cosa succederebbe se, improvvisamente, andasse via la corrente, se una tempesta magnetica, determinata dal passaggio di una cometa o da un’esplosione solare, come nel miglior film di fantascienza, impedisse ogni tipo di comunicazione elettronica?

Con ogni probabilità, la maggior parte degli utenti, dopo un primo e comprensibile disorientamento, si limiterebbe a metter da parte gli smartphone e tablet ormai inutili, radio e tv sarebbero inesorabilmente mute, quotidiani e i giornali non potrebbero essere stampati (salvo resuscitare le vecchie rotative meccaniche).

Il cittadino medio, preso atto delle mutate condizioni, si dedicherebbe a quelle attività ed impegni che da anni ciascuno di noi mette da parte, pur sognando un giorno di poterle realizzare: comprarsi un cane con cui uscire a correre, andare a spasso con la famiglia senza rischiare di ricevere chiamate di lavoro, perfino mettersi a dieta e tornare a far sport.

Chi invece non riuscirà a venir fuori dal tunnel di disperazione in cui è piombato a causa dell’impossibilità di comunicare, potrà prendere atto del suo disturbo e consultare uno psichiatra. E adesso, anche solo per gioco, provate a spegnere tutti i dispositivi elettronici e a far qualcosa…

Gianluca Pomante

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