Obliavo

Un verbo poco utilizzato, ma noto soprattutto perchè coniugato da Bud Spencer durante le riprese di un film in coppia con Terence Hill, rispondendo ad un richiamo tra i presenti con la frase: “…niente, oblìavo”.

Un verbo che potrebbe rapidamente tornare alla ribalta ed entrare a far parte del gergo Internettiano, almeno a giudicare dalle ultime pronunce giurisprudenziali riguardanti l’obbligo di cancellare dal web notizie ormai non più attuali.

Per la verità, il problema si pone da tempo, soprattutto a causa dell’invasività dei motori di ricerca più evoluti, che sono in grado di reperire le informazioni presenti in rete anche se la relativa risorsa non è più aggiornata da anni.

Da quando esistono i social network, la tendenza ad avere un sito web personale o un blog è fortemente scemata, anche a causa della sempre maggiore difficoltà di convogliare traffico su una pagina web che non sia supportata da studi di tipo professionale sull’indicizzazione nei motori di ricerca e sulle parole chiave da utilizzare. Studi che comportano costi insostenibili per la maggior parte degli utenti.

Si è quindi determinato un progressivo abbandono di pagine web, lasciate a “galleggiare” in rete senza che qualcuno si preoccupi di cancellarle. Un cimitero di informazioni dal quale, periodicamente, tornano degli “zombie” a ricordare che tutto quel che viene lanciato su Internet resta memorizzato da qualche parte.

Un noto motore di ricerca è stato coinvolto nel procedimento avviato da un imprenditore per l’epurazione dei risultati che lo riguardavano. Ricerche che, a distanza di oltre dieci anni dal fallimento e successiva riabilitazione, fornivano come esito, nei primi posti, ancora la sentenza e le notizie che riguardavano quell’incidente di percorso, ormai non più attuale ma sufficiente a danneggiare la nuova attività avviata dall’interessato.

Anche un noto portale di informazione ha avuto i suoi problemi, a causa dell’azione intentata da alcune persone, coinvolte in un grave fatto di cronaca, diversi anni fa, per la rimozione della relativa notizia ancora presente nell’archivio degli articoli del suddetto giornale. Puntualmente, ad ogni ricerca che coinvolgesse gli interessati, il vecchio redazionale veniva posizionato tra i primi risultati, con conseguente danno d’immagine.

Dopo le pronunce dei giudici, che hanno disposto la rimozione delle informazioni ormai non più giustificate dal diritto di cronaca o dall’interesse pubblico alla loro permanenza in Rete, prendendo atto, invece, del contenuto ormai fortemente lesivo degli interessi dei singoli soggetti coinvolti, è intervenuta l’Autorità Garante per la Riservatezza dei Dati Personali, che, con un provvedimento generale sulla gestione delle informazioni, ha sostanzialmente cristallizzato il principio secondo il quale, per valutare l’opportunità della permanenza di una determinata informazione in Rete, occorre bilanciare l’interesse pubblico a conoscere tale informazione con quello privato a rimuoverla.

Nel momento in cui viene a mancare un beneficio per la collettività, il cittadino ha pieno diritto di ottenere la cancellazione della notizia, ferma restando la facoltà, per il detentore, di mantenerla on-line opportunamente anonimizzata.

Un diritto all’oblìo che riconduce anche Internet ad una dimensione più umana, più rispettosa delle esigenze della persona qualsiasi, che spesso si entusiasma per la possibilità di emergere e di farsi notare, pubblicando informazioni che, al momento, sembrano utili e simpatiche, salvo poi pentirsene e scoprire che farle rimuovere non è così facile come sembrava inizialmente.

Un diritto, che è la cosa più bella che un cittadino possa avere, dopo aver fatto mente locale sui suoi doveri, anche di prudenza.

Gianluca Pomante

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