Disintossichiamoci

Sono finalmente in arrivo le sospirate vacanze, “ferie” per chi ha ancora un posto di lavoro o è un lavoratore autonomo, “riposo forzato” per chi un lavoro lo sta cercando o deve avviare una nuova attività.

Accomunati ai pensionati e ai giovanissimi da un comune disorientamento per il futuro della nazione, gli italiani si accingono ad assaltare mare e montagna, nel replicare un rito ormai decennale, che nacque con la gita fuori porta degli anni ’50 e proseguì, complice la crescita economica, fino al finir del secolo, aiutato dalla crescente disponibilità di mezzi di trasporto sempre più comodi e potenti.

Oggi si sta tornando alla gita fuori porta, al pranzo al sacco, al timballino preparato dalla nonna, stipato nel frigo da campeggio insieme alle cotolette e all’insalata di riso. Ombrellone, tavolino e sedie, 10 Euro di gasolio e via col vento, alla ricerca di una spiaggetta non troppo affollata o dell’ombra di un albero di montagna.

Ma, nel 2013, un altro elemento unisce idealmente i vacanzieri dell’ultim’ora a quelli che le vacanze riescono ancora a programmarle e prenotarle: la telematica.

Si è tutti connessi, a qualunque ora del giorno e della notte, ovunque ci si trovi. Tra Facebook, MySpace, Instagram, Google Plus, Twitter, Linkedin, non si riesce più a star soli con se stessi, neppure durante le lezioni di Yoga e Pilates. Non si riesce ad andare più da nessuna parte senza usare il navigatore. Chi ha ancora appartamenti molto grandi, di quelli costruiti negli anni ’60, lo usa anche per andare in salotto dalla stanza da letto, tanto si è ormai tecno-dipendenti.

C’è sempre un trillo di troppo, un buzzer che vibra, un telefono che lampeggia nonostante la modalità silenziosa, un tablet che s’imbizzarrisce e strimpella nel momento meno opportuno.

Se le varie modalità di richiamo dell’attenzione, da parte degli apparati tecnologici, non destano problemi per undici mesi l’anno, quando si è in vacanza e si dovrebbe staccare la spina ci riportano crudelmente alla realtà. “Va a lavorare!” sembra intimare il telefono mentre si è in spiaggia, facendo sentire in colpa l’interessato per quell’attimo di relax. “Dove diavolo sei?” sembra ruggire invece il netbook, richiamando all’ordine del social network il malcapitato che ha osato allontanarsi dalla community.

In spiaggia come in montagna, orde di tecno-dipendenti stanno appollaiati sulle tastiere virtuali di smartphone e tablet, incapaci di riposarsi ed anzi stressati dall’impossibilità di connettersi, dalla difficoltà di trasmettere, causa affollamento reti derivante dall’essere tutti insieme appassionatamente, isolati ma riuniti, sotto l’ombrellone o sulla panca, a chattare con chiunque altro tamburella sulla tastiera (che non c’è, eppur si vede), a dieci metri di distanza.

Gente che va in crisi d’astinenza se non controlla la posta elettronica almeno ogni quarto d’ora, che è preda di istinti distruttivi se non riesce a chattare con Facebook, che è vittima di convulsioni e disturbi psicotici se non riesce a collegarsi almeno ogni ora e a vedere se qualcun altro ha messo il fatidico “like” sulle foto postate grazie ad Instagram.

Un grido solo dovrebbe levarsi dall’ugole ormai incapaci di cantare al suono di una chitarra, sotto la luna, attorno al fuoco: basta!

Basta con le connessioni ad ogni ora del giorno e della notte! Basta con la schiavitù tecnologica! Basta con gli amici di facebook che danno per spacciati quelli che non sono on-line per qualche giorno ed iniziano ad interrogarsi sulla fine che potrebbero aver fatto!

L’informatica non è nata per complicarci la vita, ma per semplificarcela. La telematica non serve a renderci schiavi delle connessioni, ma a permetterci di sfruttare i servizi essenziali a star bene.

Ribellatevi, per una settimana almeno, e godetevi le vacanze, staccando la spina, consentendo al cervello di entrare in fase REM durante la notte, buttando nel cassetto gli strumenti di tortura tecnologica quotidiana che, dietro un controllo a distanza mascherato da benessere, ci fanno tutti psico-dipendenti della sindrome del pesce rosso. Andate in vacanza e lasciatevi le tecnologie alle spalle. RicordateVi di chi aveva detto: “…il naufragar m’è dolce in questo mare…”. Naufragate, dunque, e riposatevi.

Gianluca Pomante

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