Memorie da sincronizzare

Dopo aver scaricato, per l’ennesima volta, le foto di una giornata in famiglia, l’occhio si distrae dalle immagini e, per un attimo, nota l’indicatore del numero totale di eventi e di scatti presenti sul computer: 357 eventi per un totale di quasi 15.000 scatti digitali.

Praticamente una vita di ricordi affidata alle memorie elettroniche di un personal computer. Un patrimonio di informazioni analogo all’archivio brevetti di un’azienda di medie dimensioni, la quale, tuttavia, rispetto ad un privato, spende ben altre cifre per garantirne la sicurezza rispetto agli accessi non autorizzati e soprattutto, per assicurare la disponibilità di copie in caso di danneggiamento del supporto principale sul quale l’archivio è memorizzato.

Altro problema di non facile soluzione, la frammentazione degli archivi tra computer dell’ufficio, computer di casa e computer portatile, per non parlare di pendrive usb, smartphone e tablet, che costringe a lunghe ed estenuanti giornate di riallineamento dei dati, di cancellazione dei duplicati, di accorpamento degli scatti realizzati da fotocamere diverse.

Ed infine, l’aspetto negativo dei personal computer rispetto ai vecchi e cari supporti cartacei: l’impossibilità di fruire dei ricordi senza accendere l’unità centrale.

Cosa servirebbe per risolvere tutti i problemi della virtualizzazione dei ricordi?

Un dispositivo ormai noto nelle aziende per la versatilità con la quale può essere utilizzato, il cui prezzo, da qualche tempo, è sceso a prezzi accessibili anche ai comuni mortali e non solo ai Centri Elaborazione Dati: il NAS.

Ovviamente l’acronimo non si riferisce al Nucleo Anti Sofisticazione dell’Arma dei Carabinieri, ma ad un dispositivo di memorizzazione noto come Network Attached Storage, che permette di collegare ad una rete locale uno o più dischi rigidi i cui dati sono resi disponibili agli utenti attraverso un’interfaccia web. In parole povere è un gruppo di dischi rigidi controllati da un microprocessore e accessibile tramite un interfaccia di rete.

Il NAS ha il vantaggio di essere acceso – e quindi accessibile anche da un tablet o da una smart tv – anche quando tutti i computer della rete sono spenti; se opportunamente configurato, permette di essere consultato anche da remoto, attraverso Internet, con tutta la sicurezza dei dischi in modalità mirror (specchio), che sta ad indicare la presenza di un secondo disco che esegue automaticamente la copia del primo, garantendo un salvataggio in tempo reale di tutto quello che viene caricato sull’unità di memorizzazione.

Su Internet, i NAS più economici (ma dotati di interfaccia web completa per la gestione in rete e da remoto) sono ormai disponibili a prezzi inferiori ai cento euro, ai quali occorre aggiungere il costo dei dischi rigidi (solitamente due o quattro) da inserire nell’unità centrale. E’ opportuno confrontare le specifiche del NAS con quelle dei dischi da acquistare (devono avere lo stesso tipo di collegamento) e prendere sempre dischi della stessa marca e dello stesso modello, per evitare incompatibilità sconosciute anche ai costruttori. In questo modo, acquistando quattro dischi da 2 Terabyte e combinando le modalità “mirror” (per il backup) e “stripe” (per incrementare la velocità) è possibile avere un archivio da ben 4 Terabyte di soli dati (senza spazi sottratti dalle applicazioni e, soprattutto, senza affaticamenti e logorii generati dall’esecuzione dei programmi) che viene salvato in tempo reale su un secondo archivio da 4 Terabyte e che si ripristina automaticamente se uno dei dischi si rompe e viene sostituito. Sicurezza ottimale rispetto al disco rigido del computer, che viene stressato dal lavoro quotidiano e che, solitamente, non sopravvive a più di due anni di lavoro.

Una volta installato il NAS e copiati i dati, resta il fastidio di tenerli sincronizzati con gli altri dispositivi, ma a questo problema si trova soluzione con programmi dedicati, anche gratuiti come “Free File Sync” o “Synkron”, entrambi opensource, disponibili sul sito www.sourceforge.net.

E’ possibile sincronizzare singoli files o intere cartelle, decidere i criteri di sincronizzazione (prevale il computer, prevale il dispositivo esterno, prevale il file più recente, mantenere entrambi annotando il meno recente, ecc.), rendere le operazioni manuali o automatiche (sconsigliabile) e finanche ripristinare archivi cancellati per errore durante la precedente sessione di lavoro.

L’operazione, nel complesso, non è difficile, ma in assenza di precedenti esperienze o di una qualche dimestichezza con assemblaggi hardware, configurazioni di rete e installazione di dispositivi accessibili solo tramite interfaccia web, è consigliabile farsi aiutare da un amico che “smanetta” bene.

Gianluca Pomante

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