Costi di commutazione

In tempo di crisi la lettura di un simile titolo induce immediatamente il lettore a pensare alla bolletta del telefono o della linea adsl e quindi la curiosità “prezzolata” sarà certamente uno stimolo ulteriore ad approfondire l’argomento.

Pur trattando di risparmio energetico, quanto trattato non avrà effetti sul portafogli, almeno non nell’immediato, poiché consentirà, più pragmaticamente, di ottenere migliori risultati durante un’attività intellettuale e quindi, guardando al futuro, di investire su sé stessi.

Per costo di commutazione si intende il dispendio di energie che deriva al cervello dall’interrompere un’attività in corso per concentrarsi su un’altra e poi tornare alla precedente.

E’ una circostanza che si verifica nella classica situazione in cui, mentre si studia o si legge qualcosa (un articolo, un libro), squilla il telefono.

L’attenzione del lettore si sposta inconsciamente sull’evento che disturba la concentrazione e l’ultimo concetto non viene registrato dal cervello. Anche se il telefono smette di squillare o se l’interlocutore trattiene al telefono l’interessato solo per qualche minuto, tornare ad impegnarsi con quanto si stava leggendo o studiando comporta la necessità di rifocalizzare l’attenzione sull’argomento che si stava approfondendo, di riportare alla mente l’insieme di concetti appena acquisiti e non ancora perfettamente memorizzati, con conseguente dispendio di energie.

Durante una tipica sessione di studio o di lettura dell’era moderna, la concentrazione può essere disturbata da una quantità incalcolabile di fattori esterni, che aumentano a dismisura i costi di commutazione e, in definitiva, la stanchezza e lo stress.

Uno studente circondato da personal computer o tablet, smartphone, telefono di casa e campanello della porta, può essere interrotto, durante l’attività di studio pomeridiana, innumerevoli volte e impiegare molto più del tempo necessario a completare l’argomento, con conseguente ed esponenziale aumento della stanchezza e del rendimento.

E’ sufficiente pensare a quanti messaggi passino ogni ora su Facebook, Twitter, What’s App e  Viber,  a quanti SMS ed email riceva quotidianamente ogni persona, a quante telefonate o visite potrebbero incrociarsi nel corso di una normale giornata lavorativa o di studio, per comprendere come sia effettivamente difficile concentrarsi e, soprattutto, restare concentrati.

L’italica abitudine ad essere cortesi e la pessima abitudine di relazionarsi tramite i social network, con contestuale alterazione dell’umore derivante dal contenuto dei messaggi trasmessi e ricevuti, sono elementi di una miscela esplosiva i cui effetti si ripercuotono sulla capacità di concentrazione e di apprendimento.

Soprattutto chi ha necessità di raggiungere l’obiettivo in tempi brevi (situazione tipica dello studente e del lavoratore, autonomo e dipendente che sia) dovrebbe isolarsi dal mondo tecnologico che lo circonda, spegnendo smartphone, tablet ed altri apparati sempre connessi o impostando la modalità “aereo”, staccando il telefono o affidando la risposta a qualcun altro ed appendendo all’esterno della porta il classico cartello “non disturbare”, da rimuovere solo al termine delle operazioni.

Si accorgerebbe di quanto il silenzio e la mancanza di interruzioni giovino alla concentrazione e alla capacità di memorizzazione e quanto meno faticoso risulti raggiungere l’obiettivo desiderato.

E’ probabile che sia per questo motivo che i migliori testi sono quelli scritti nel silenzio della notte.

Gianluca Pomante

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