Datagate

In questo momento gli occhi del mondo sono puntati sui potenti della terra per la nota vicenda del Data Gate rivelata dall’informatico statunitense Edward Snowden, riguardante il sistema di intercettazione globale approntato e reso operativo dalla ormai famigerata National Security Agency, al quale la Russia di Putin sembra aver contrapposto un sofisticato metodo di intercettazione diffusa, basato sul tentativo di compromettere più livelli di sicurezza nei complessi apparati governativi.

L’atavica tendenza italiana a conoscere il pettegolezzo, oggi meglio noto come gossip, ha spostato l’attenzione dei media su quello che i nostri politici potrebbero aver detto durante le intercettazioni, per capire se hanno raccomandato qualcuno, se hanno percepito mazzette, se hanno avuto una relazione con la segretaria o con l’autista, se, in definitiva, possa esserci, nelle intercettazioni, anche qualche risvolto piccante o pruriginoso che va oltre il problema della sicurezza nazionale.

Mentre tutti sono impegnati nella ricerca dell’articolo più intrigante e del video più dirompente, alcuni analisti si divertono un mondo ad esaminare le condotte degli utenti alle prese con i social network più diffusi, per preparare la prossima ondata di pubblicità contestuale e, soprattutto, per spostare marketing e consumi su alcune attività che è meno prevedibile trovare tra post e tag, essendo solitamente presenti in altri ambienti (in particolare, siti web, forum e annunci economici).

I più smaliziati avranno già compreso che il seguito dell’articolo tratterà di prostituzione on-line e delle nuove offerte disponibili attraverso i social network, che stanno dedicando una buona parte dell’attività di marketing a questo settore discutibile ma pur sempre remunerativo.

Poichè pecunia non olet, è sempre più frequente il ricorso alla pubblicità contestuale di Facebook per proporre agli utenti le vetrine di donne piuttosto disinibite e di accessori per incontri piuttosto allegri. Il meccanismo è abbastanza semplice: rilevate le preferenze dell’utente e valutati i suoi comportamenti sulla base delle scelte operate durante la navigazione in rete e sui social network, successivamente registrate in veri e propri database di profilazione psicologica e sociale della potenziale clientela, vengono selezionati i soggetti considerati più attratti da determinati argomenti, sottoponendo loro una pubblicità adatta ai gusti presunti.

Il dettaglio dei dati è tale da poter ipotizzare il tipo di lingerie che l’utente preferisce, la conformazione fisica della ragazza, il colore dei capelli e degli occhi, insomma ogni dettaglio idoneo a fornire l’offerta perfetta per il consumatore prescelto.

La circostanza più sconcertante, tuttavia, è che tale valutazione si è ormai estesa ai profili personali degli utenti e delle amicizie che possono essergli suggerite. Accade così di trovare, tra le proposte d’amicizia, le schede di donne piuttosto avvenenti e decisamente poco vestite, se non addirittura in pose inequivocabili, che possono mettere in seria difficoltà il rapporto coniugale anche senza aver fatto nulla di male. La sbirciatina alle foto del profilo è ancora considerata ammissibile e giustificabile dalla semplice e doverosa curiosità di capire se è qualcuno effettivamente conosciuto – magari la vicina di casa – ma la richiesta di amicizia rischia di provocare una reazione che può culminare nel deposito delle valigie sul pianerottolo con il cane legato ad esse.

Alcune segnalazioni risultano effettivamente sconcertanti perché, sebbene probabile cartina tornasole dei tempi in cui viviamo, mostrano una sintesi della società moderna, almeno di quella italiana, viziosa e godereccia oltre gli schemi tradizionalmente intesi. Sembra che sempre più spesso, infatti, appaiano suggerimenti analoghi, per potenziali amici da contattare, sui profili delle donne di ogni età e classe sociale. Potenziali amici che, a giudicare dalle foto contenute negli album dei relativi profili, non sembrano intellettualmente adatti a commentare un libro impegnato o contemplare costellazioni. Nella par condicio del delirio post-industriale che caratterizza la nostra società, inoltre, sembra che i soggetti più gettonati da tale tipo di pubblicità-regresso siano i politici (uomini e donne, ovviamente), sintomo di un degrado in chiave boccaccesca che dalle pagine dei giornali dev’essersi evidentemente trasferito ai database degli analisti.

Birbaccioni e birbaccione d’Italia, pertanto, fate attenzione alle amicizie che concedete e che chiedete, perchè a quei database non accedono solo gli analisti del marketing ma chiunque possa permettersi il lusso di spendere qualche soldino per conoscere vizi privati e pubbliche virtù. Sorge spontaneo un dubbio amletico: ma gli analisti del marketing vogliono forse intendere che il nostro paese sta andando a… passeggiare?

Gianluca Pomante

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