Essere off-line

Siamo ormai talmente abituati alla comunicazione elettronica interattiva che abbiamo perso la capacità di relazionarci con le altre persone nel mondo reale.

Mentre non vediamo da anni gli amici di un tempo, compagni di mille avventure sportive e giovanili, chattiamo quotidianamente con illustri sconosciuti, demandando a foto ritoccate o piuttosto datate la percezione che gli altri hanno di noi. Accade, così, sempre più spesso, d’incontrarsi tra persone che, pur sentendosi quotidianamente, non si sono mai viste o non si vedono da tempo, perché i contatti avvengono sempre attraverso il filtro di un telefono cellulare o di un personal computer.

Questa abitudine all’utilizzo di un dispositivo elettronico, senza guardare de visu la controparte, ci ha lentamente abituati a non considerare che il tempo, anche dietro un computer, trascorre ugualmente.

Accade, così, di sentir pronunciare la fatidica frase distruggi-amicizie “ma come sei invecchiato” piuttosto che la più classica e gettonata “ti trovo ingrassato”, che mettono fine alla cordialità tra le parti ed aprono al sottile gioco delle ostilità on-line, come cancellare il contatto dalla rubrica del telefono, togliere l’amicizia su Facebook, spostare il profilo dalla cerchia degli “amici” a quella dei “conoscenti”.

In realtà, la controparte a malapena si accorgerà dell’accaduto, soprattutto se poco attenta alle modifiche degli stati o alla frase che apre una conversazione. Rispondere al telefono con un “Ciao, come stai” é infatti diverso rispetto al più anonimo “Pronto, chi parla?” che evidenzia la mancata memorizzazione del numero in Rubrica, ma non tutti ci fanno caso (almeno fino a quando non avranno letto quest’articolo).

Ha destato particolare interesse, in città, l’iniziativa del Dr Piero Sinigaglia di guidare alcuni amici a passeggio per le vie del centro e in periferia, in tuta e scarpette da ginnastica, per fare un po’ di moto, con il lodevole scopo di riattivare il metabolismo e scaricare la tensione. In poco tempo, al professionista e al suo gruppetto di “camminatori della notte”, come sono stati soprannominati, si sono aggiunte tante persone che hanno apprezzato la cosa e che, grazie al profilo Facebook del Dottore, sul quale sono puntualmente pubblicati giorno ed orario di ogni successivo raduno, si ritrovano il lunedì ed il giovedì sera, salvo variazioni, alla partenza.

Emerge chiaramente, da questo evento, in sé gradevolissimo ed apprezzabile (tant’é che sto pensando di partecipare insieme a mia moglie), la preferenza delle persone per i contatti umani, la tendenza a riunirsi in vincoli di empatia spontanea, la necessità di essere off-line e di stringersi la mano, di guardarsi negli occhi, di chiacchierare faccia a faccia e passeggiare fianco a fianco, dopo anni di comunicazione a distanza.

É la ragione che ci spinge ad incontrare un amico davanti ad un caffè, quando potremmo parlare al telefono o inviargli una e-mail, o a regalare fiori ad una ragazza, mentre potremmo inviarle un SMS di apprezzamento. Stiamo lentamente tornando umani, pur continuando ad apprezzare le comodità e l’efficienza di un tipo di comunicazione della quale, certamente, non potremmo più fare a meno.  Siamo esseri che tendono a socializzare e che, dopo essersi chiusi, per ragioni essenzialmente legate alla pigrizia, in casa o in ufficio, dietro una tastiera ed un monitor, stanno tornando ad apprezzare la vita all’aria aperta e i rapporti interpersonali, schietti, genuini e sinceri.

Tu cosa aspetti a spegnere il computer e a scendere in strada?

Gianluca Pomante

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