Maledetto modem

Questa sera ho litigato per l’ennesima volta con un modem. Non é piacevole litigare con un modem, perché non risponde e non reagisce, non cerca di metterti a tappeto, non prova a tirarti un uppercut o un gancio ma usa esclusivamente colpi bassi

É un avversario sleale, perché finge di funzionare e improvvisamente smette di farlo, come se tutta l’attività svolta fino a quel momento fosse stata inutile. Accresce la frustrazione di ogni essere umano che venga a contatto con lui, come se capisse, come se si divertisse a mettere in imbarazzo gli utenti per demolire la loro autostima. La difficoltà sarà direttamente proporzionale alle capacità del soggetto coinvolto nell’ardua impresa di domare il modem imbizzarrito. Tanto più sarà pratico d’informatica e telematica, tanto più sarà complesso l’impiccio tecnico che il “mostro” deciderà di utilizzare per farlo arrabbiare.

I parametri solitamente da inserire sono quelli relativi alla connessione forniti dal gestore telefonico, consistenti nelle credenziali di accesso al server remoto della società che eroga il servizio, negli indirizzi DNS che individuano un computer sulla rete internet e nelle caratteristiche tecniche della connessione (protocollo, incapsulamento, VPI, VCI, modulazione, ecc.)

Un successivo passaggio consisterà nell’impostazione dei parametri della rete locale, cioè della rete interna dell’abitazione o dell’ufficio in cui é installato il modem, per consentire ai computer presenti di collegarsi ad Internet. La rete interna é chiamata LAN ed é normalmente configurata per utilizzare il modem come gateway (cioé porta di accesso) su un determinato indirizzo (di solito 192.168.1.1) al quale tutti i computer fanno riferimento. Per individuare i singoli computer sulla rete locale si potrà configurare ognuno di essi con un indirizzo statico diverso dagli altri, purché appartenente alla stessa rete (ad esempio 192.168.1.10 per il primo, 192.168.1.20 per il secondo e così via fino al 192.168.1.254 che é il limite massimo). Non si potranno invece utilizzare altri indirizzi (es.: 192.168.2.1) perché appartenenti ad altra rete e quindi non visibili su quella precedentemente descritta.

Ormai insostituibile il punto di accesso wi-fi, cioé senza fili, per avere una connessione on-air, solitamente configurata per assegnare automaticamente gli indirizzi liberi ai dispositivi portatili, onde evitare di tenerli occupati inutilmente quando non sono collegati. Tale impostazione é possibile grazie al server DHCP, che svolge tale funzione e che può essere attivato selezionando la relativa casella nella sezione Wifi della configurazione del modem.

Terminata la configurazione, il “mostro” chiede se si intende procedere con il salvataggio delle impostazioni, dando l’idea al malcapitato utente di aver terminato correttamente la procedura iniziale di setup. Il modem si riavvia, la barra sullo schermo progredisce, il dispositivo lampeggia ma la luce della connessione Adsl resta rossa.

Inizia la lotta. Si torna a controllare la configurazione, le credenziali di accesso, l’impostazione della rete locale e perfino di quella senza fili, come se potesse servire a qualcosa.

Quindi si contatta l’assistenza del gestore telefonico, si ricontrollano i parametri forniti, si esegue un test sulla linea, si prospetta perfino la sostituzione del modem, evidentemente difettoso.

Alla parola magica “sostituzione”, che fa rima con “rottamazione”, come per incanto e dopo l’ennesimo riavvio, senza ragione apparente e con la configurazione iniziale, il modem inizierà a funzionare correttamente, dimostrando di avere in sé qualcosa di esoterico, abbinato all’elemento tecnico, sul quale nessun informatico, neppure di altissimo livello, potrà mai avere il sopravvento.

Immaginate la frustrazione dell’esperto, che ha ormai gettato la spugna e si è fatto da parte, accettando l’idea di sostituire il modem con altro funzionante, quando il ragazzino di casa (sempre presente quando c’é un modem che non vuole collegarsi ad Internet), procedendo semplicemente allo spegnimento e al riavvio del computer e del dispositivo maledetto, proferirà la frase gioiosa e terribile al tempo stesso: “funziona, si é collegato“. Attacchi di nervi e scappellotti al ragazzino da parte dell’informatico umiliato sono più che giustificati.

Gianluca Pomante

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