Da buttare

In un periodo in cui non si può più parlare con superficialità del “secchio della spazzatura” ed occorre invece concentrarsi e riflettere, ogni giorno, sulla destinazione da dare alle singole cose da buttare, la maggiore disattenzione degli utenti viene riscontrata nella gestione del materiale elettronico obsoleto e delle pile esaurite, dei quali spesso ci si libera maldestramente insieme al rifiuto c.d. “indifferenziato”

Occorre tener presente che le “scorie tecnologiche” sono considerate rifiuti speciali pericolosi, perché contengono parecchi metalli pesanti come piombo, cadmio e mercurio (per non parlare delle pile esaurite, ricche anche di acidi), in grado di penetrare nel sottosuolo e nelle falde acquifere, arrecando gravissimi danni all’ambiente e alla salute delle persone.

Inoltre, quando i vecchi componenti elettronici e le pile esaurite vengono destinati al semplice bidone della spazzatura, escono dai processi produttivi virtuosi in grado di riutilizzarli e di ridurre i costi, anche sociali ed ambientali, della produzione futura.

Ma non sono solo le rivendicazioni di natura ecologica a consigliare una corretta differenziazione di tali tipologie di rifiuti poiché, in un periodo in cui il posto di lavoro è sempre più un miraggio, l’industria dell’elettronica e delle nuove tecnologie, attraverso il recupero dei materiali dismessi ed il loro riutilizzo come materie prime, promette di assicurare interessanti vantaggi di natura commerciale e lavorativa. Secondo uno studio indipendente, lo smaltimento di 10.000 tonnellate di computer e periferiche è in grado di creare circa 300 posti di lavoro. Per valutare il potenziale di tale mercato in termini di lotta alla disoccupazione è sufficiente considerare che solo gli Stati Uniti hanno attualmente una produzione di circa 2.000.000 di tonnellate l’anno di rifiuti tecnologici.

Nello smaltimento di un dispositivo elettronico occorre valutare anche l’aspetto della riservatezza dei dati personali, poiché potrebbe non essere sufficiente un semplice reset del sistema per cancellare tutti i dati presenti sulle memorie interne, con conseguente rischio di recupero da parte di addetti ai lavori particolarmente curiosi.

E’ quindi opportuno, per i personal computer, procedere a ripetute formattazioni degli hard disk, eventualmente con programmi adatti allo scopo, ormai molto diffusi. Per smartphone e tablet è necessario invece eseguire un hard reset, la cui procedura è facilmente reperibile anche su Internet, cercando tra le caratteristiche dei singoli modelli.

Le periferiche, salvo che non si tratti di dischi esterni o pendrive (per i quali valgono gli stessi consigli relativi agli hard disk interni: ripetute formattazioni, possibilmente con programmi adatti), non hanno particolari problemi per la cancellazione dei dati, non essendo dotate, di solito, di memorie interne e potendosi facilmente ripristinare, dai menù di sistema, le impostazioni di fabbrica.

Maggiore attenzione dev’essere prestata, invece, a fotocopiatrici e navigatori satellitari, ormai sempre più complessi e dotati di memorie interne capaci di gestire anche terabyte di dati, che spesso non vengono adeguatamente cancellati prima della restituzione al fornitore per la permuta o lo smaltimento.

Anche macchine fotografiche e videocamere necessitano di attenzione durante la fase di smaltimento poiché, oltre ad essere dotate di memorie interne, non è difficile dimenticare le memorie rimovibili ancora inserite nel dispositivo o addirittura nella custodia che l’accompagna nell’ultimo viaggio.

Da ultimo, è opportuno segnalare che quasi tutte le aziende dispongono ormai di programmi di recupero del materiale obsoleto, che agevolano l’utente anche nella consegna. Basta quindi chiamare il produttore per risolvere il problema.

Gianluca Pomante

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