Da diversi anni, ormai, alcuni crimini tradizionali hanno trovato una nuova forma di espressione attraverso gli strumenti informatici (Internet e social network in particolare), determinando una nuova categoria di casi giudiziari che preoccupa gli addetti ai lavori, per la difficoltà di reperire le prove, di individuare i responsabili e, soprattutto, di eliminare le conseguenze del reato per la vittima.

E’ in rapida crescita il fenomeno delle vendette e delle estorsioni commesse tramite Internet. La Polizia Postale raccoglie ormai quotidianamente denunce relative alla diffusione non autorizzata di dati personali di natura sensibile tramite siti web e circuiti di file sharing, nella forma di foto e video di soggetti nudi o impegnati in atti sessuali, normalmente diffusi da un partner tradito o che non accetta la fine di una relazione.

Nel mondo del file sharing, in particolare, il potere lesivo della diffusione viene incrementato in modo esponenziale dalla difficoltà di individuare il responsabile dell’originario inserimento in rete e dall’impossibilità di avere certezza della definitiva rimozione dei dati dal circuito. Per sua natura, infatti, il meccanismo della condivisione tra privati comporta la detenzione del materiale sui personal computer e non sui server di rete; ad ogni collegamento, pertanto, i file tornano ad essere disponibili per gli altri utenti del circuito ma solo durante la sessione di lavoro (eMule o BitTorrent ne sono un valido esempio).

Anche ammettendo che si possano individuare tutti i soggetti collegati in un determinato momento, non si avrà mai la certezza che non esistono altre copie dei file, che potrebbero tornare in circolazione anche a distanza di anni dall’evento.

In rapida crescita anche i casi di estorsione ai danni di utenti contattati attraverso servizi di messaggistica, social network, siti web di incontri, ecc., e indotti a scambiare video e immagini espliciti (o addirittura a spogliarsi dinanzi la telecamera) relazionandosi con l’occasionale corrispondente, per poi vedersi ricattati con la minaccia di diffusione del materiale o di invio al coniuge. Le minacce vengono solitamente rinforzate dal caricamento di immagini e filmati su un sito web o una pagina social, non ancora resi pubblici ma raggiungibili dal malcapitato tramite un link inviato insieme alla richiesta di denaro.

Il pagamento, ovviamente, non garantisce la rimozione nè la distruzione del materiale ed anzi induce solitamente i criminali a chiedere nuovi versamenti. L’unica vera forma di tutela, in questi casi, è la prevenzione.

Di minore impatto ma ugualmente preoccupante è il crescente fenomeno della pubblicazione sui social network, da parte dei adolescenti di ogni estrazione, di foto e filmati di natura sessuale o comunque imbarazzanti per il futuro. Anche la partecipazione ad una festa particolare o la documentazione di una serata da leoni, documentati dagli onnipresenti smartphone, una volta immessi in rete sono difficilmente rimovibili. Occorre poi valutare le implicazioni risarcitorie della condotta del soggetto, solitamente il compagno di scuola o di giochi, che dopo aver effettuato le riprese o le foto le introduce in rete senza il consenso dell’interessato.

Non a caso sono rapidamente in crescita le richieste, a professionisti ed aziende, di servizi di “pulizia” e tutela della reputazione on-line, che vanno ad affiancarsi a quelli di promozione e controllo già erogati dalle agenzie di marketing e comunicazione.

Gianluca Pomante