Il regolamento per i droni

Neppure Leonardo Da Vinci, che pure del volo umano aveva fatto argomento di studio approfondito, avrebbe immaginato che, un giorno, i suoi eredi si sarebbero accapigliati per regolamentare l’uso di apparecchi volanti senza pilota.

Per molti anni gli appassionati di modellismo hanno utilizzato riproduzioni in scala di aerei radiocomandati (ma anche di auto, moto, carri armati, navi civili e da guerra, perfino velieri e sommergibili) senza doversi districare tra regole che non fossero dettate dal buon senso e dalla capacità di prevedere possibili pericoli per l’incolumità propria e altrui.

Il crescente uso di aeromobili senza pilota nelle azioni di guerra ha rapidamente portato i droni militari agli onori della cronaca, esaltandone la semplicità di utilizzo e la precisione, spingendo alcune società commerciali ad iniziare la produzione di aeromobili radiocomandati per uso civile che potessero avere una larga diffusione.

Dopo essere apparsi sul mercato con il tradizionale formato di aerei ed elicotteri radiocomandati, difficili da gestire e da guidare, tali apparecchi si sono rapidamente evoluti come multicotteri, dotati di quattro o più rotori in grado di sollevare e controllare agevolmente il movimento del dispositivo attraverso sistemi informatici evoluti o semplici radiocomandi.

L’evoluzione digitale ha poi consentito l’adozione di sistemi di ripresa video e fotografica leggeri e ed efficienti che ne hanno ulteriormente ampliato le capacità e le possibilità di utilizzo, dando vita ad un mercato che ha indotto le Autorità Garanti per la Privacy europee e l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile a regolamentarne l’uso, per evitare infrazioni ed incidenti.

Dal punto di vista del trattamento dei dati personali, l’uso dei droni è chiaramente un pericolo per la riservatezza nel momento in cui è dotato di telecamere o fotocamere.

Anche gli apparecchi meno performanti possono comunque alzarsi in volo a qualche decina di metri, essere guidati anche da oltre cento metri di distanza ed avvicinarsi a finestre e luoghi protetti da sguardi indiscreti ma non dal sorvolo.

Oltre a dover ricordare che qualsiasi ripresa con fotocamera o videocamera è considerata trattamento di dati personali, è evidente che il rischio di acquisire informazioni riservate ed incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata è molto elevato.

Con la raccomandazione del mese di giugno 2015 le Autorità Garanti europee, riunite in seduta comune, hanno elaborato una prima raccomandazione dalla quale trarre elementi utili all’interpretazione delle norme nazionali, con riferimento alla disciplina europea, nello specifico settore dei droni.

Per gli operatori e i produttori i Garanti hanno specificato la seguente lista di adempimenti:

  1. sviluppo di una politica per la salvaguardia dei dati personali che tenga conto dello specifico utilizzo cui sono destinati gli aeromobili (privacy by design);
  2. interessamento del responsabile del trattamento dei dati rilevati tramite drone per la realizzazione o implementazione della privacy policy aziendale;
  3. adozione di una codice di condotta che aiuti i produttori e le varie categorie di soggetti coinvolte nella produzione e nell’utilizzo dei droni al rispetto della normativa sulla riservatezza dei dati, per prevenire violazioni e prevedere sanzioni in caso di inosservanza;
  4. adozione di modalità costruttive che rendano i droni visibili e facilmente individuabili (colori che attirano l’attenzione, segnalatori acustici o luminosi, segnali o sistemi di identificazione che consentano l’identificazione del proprietario, ecc.)
  5. adozione di modalità operative che rendano immediatamente individuabile l’operatore che sta guidando il drone;
  6. Pianificazione dei voli che evitino il sorvolo di aree densamente popolate, anche temporaneamente (manifestazioni ed eventi) e attività nelle vicinanze di edifici ed aree private.

Il Garante italiano ha riportato brevemente il contenuto del parere in un comunicato stampa del 19 giugno 2015 ma, alla luce della maggiore estensione del documento originale, che prevede anche consigli per la futura regolamentazione, rivolti a governi e forze dell’ordine, è opportuno prenderne visione integrale all’indirizzo http://ec.europa.eu/justice/data-protection/article-29/documentation/opinion-recommendation/files/2015/wp231_en.pdf

La normativa italiana sulla riservatezza dei dati pone ovviamente dei limiti ben precisi all’uso dei droni muniti di telecamere e fotocamere, che possono renderne difficile se non precluso l’utilizzo

Nel caso di sorvolo di aree abitate o zone frequentate da estranei, ad esempio, è necessario informare chi transita nell’area delle riprese effettuate tramite il drone, attraverso l’apposizione di cartelli informativi anche di tipo semplificato, dato che anche le telecamere e le fotocamere installate sui droni sono soggette alle regole della videosorveglianza.

Appare evidente come sia difficile ed impegnativo (anche se non impossibile) informare adeguatamente chiunque stia accedendo ad una determinata area, dell’utilizzo del drone e dell’esecuzione delle riprese.

Di certo, nei confronti dei soggetti interessati dal trattamento sono obbligatori tutti gli adempimenti in materia di accesso ai dati, sicurezza e trasparenza già previsti per i sistemi di videosorveglianza.

Più complessa è la gestione dei dati memorizzati sul dispositivo in caso di incidente e, in particolare, in caso di sottrazione o smarrimento del drone (circostanza non improbabile se l’operatore non è esperto o se osa più di quanto consentito dal dispositivo o in caso di interferenza radio). Il titolare del trattamento, infatti, potrebbe trovarsi a dover gestire una situazione in cui ha perso il dispositivo ed è quindi opportuno che la memoria di massa utilizzata per la registrazione delle informazioni sia protetta da password o cifrata.

Occorre inoltre ben regolamentare il servizio offerto in outsourcing dal proprietario del drone al soggetto che richiede il sorvolo di una determinata area, che risulterebbe il reale titolare del trattamento (mentre il proprietario del drone, in tal caso, sarebbe un semplice responsabile con uno specifico incarico). Il contratto dovrebbe prevedere in dettaglio lo scopo dell’attività tramite il drone, le operazioni da compiere, le zone da sorvolare, le riprese da effettuare, le modalità e i tempi di estrazione, consegna e conservazione dei dati acquisiti, ed ogni altro elemento utile a limitare e ripartire adeguatamente compiti e responsabilità delle parti.

Il nuovo provvedimento dell’Enac sostituisce il precedente, del dicembre 2012, aggiungendo alcune facoltà per i proprietari dei droni e distinguendo i mezzi aerei a pilotaggio remoto (SAPR), considerati velivoli a tutti gli effetti, dai semplici aeromodelli, dotati di capacità ed autonomia più limitata e quindi soggetti ad una disciplina meno restrittiva.

I sistemi APR sono soggetti al codice della navigazione mentre gli aeromodelli, utilizzabili solo per scopo ricreazionale e sportivo, sono soggetti esclusivamente alle regole imposte dal regolamento per l’uso dello spazio aereo e a garanzia della sicurezza di cose e persone al suolo e degli altri mezzi aerei.

Tra le definizioni, l’Aeromodello viene indicato come “dispositivo aereo a pilotaggio remoto, senza persone a bordo, impiegato esclusivamente per scopi ricreativi e sportivi, non dotato di equipaggiamenti che ne permettano un volo autonomo, e che vola sotto il controllo visivo diretto e costante dell’aeromodellista, senza l’ausilio di aiuti visivi. E’ considerato invece aeromobile a pilotaggio remoto ogni dispositivo non utilizzato per fini ricreativi o sportivi.

Tale distinzione non opera, quindi, solo sulla base delle configurazioni tecniche e sui dispositivi utilizzabili ma sul concreto uso che si fa dell’aeromobile. E’ teoricamente possibile che un aeromodello, ai fini sanzionatori, sia considerato aeromobile a controllo remoto.

Gli aeromobili, infatti, si distinguono in base al peso. Sono di competenza dell’Enac solo quelli con massa inferiore, rispettivamente, a 25 e 150 kg, per i quali sono previste regolamentazioni diverse.

Dal punto di vista dell’utilizzo, gli aeromodelli non hanno particolari prescrizioni, purchè il sistema resti sotto il diretto controllo visivo dell’operatore e lo scopo dell’attività sia ludico o ricreativo.

L’impiego degli aeromobili a controllo remoto, invece, riguarda operazioni che possono prevedere anche attività oltre il limite del controllo visivo dell’operatore ed è limitato ad operazioni specializzate, ad attività di ricerca e sviluppo, ad operazioni promozionali

Se le operazioni specializzate sono eseguite per conto terzi è obbligatorio un contratto tra operatore SAPR e committente “...nel quale le parti definiscono le rispettive responsabilità per la specifica operazione di volo e sulle eventuali limitazioni e condizioni connesse

Ogni drone deve essere identificato con un sistema di etichette che consenta di ricondurlo immediatamente alla stazione di controllo a terra e al proprietario, utilizzando anche trasmettitori in grado di garantirne l’indentifcazione a distanza e l’invio dei dati essenziali di volo all’operatore. Tra i dati di volo deve essere presente la quota dell’aeromobile.

Ai fini dell’individuazione della tipologia di operazione in cui è impegnato l’aeromobile occorre tener conto del sorvolo di aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani e infrastruttura sensibili, che discriminano l’operazione critica rispetto a quelle considerate non a rischio.

L’operatore, che deve essere comunque munito di “Attestato di pilota di APR” rilasciato dall’Enac, ha il compito di valutare il rischio associato alle operazioni da compiere e di darne comunicazione all’Enac prima di iniziare l’attività di sorvolo.

Nel caso di operazione in condizioni critiche il drone deve essere dotato di un sistema di interruzione del volo che sia indipendente dai rotori che lo mantengono in aria e ne consentono la guida. Tale sistema deve essere in grado, sia in caso di perdita di controllo che di avaria, di far atterrare il drone limitando le conseguenze dell’impatto.

Non è mai consentito il volo senza controllo visivo ai piloti in possesso del solo attestato, essendo necessaria la “licenza di pilota APR”, mentre sono sempre considerate “non critiche” le operazioni condotte con aeromobili di massa complessiva inferiore a 300 grammi e velocità non superiore a 60 chilometri orari.

Le operazioni non critiche sono soggette a semplice autocertificazione dell’operatore, che ha comunque l’onere di documentare l’attività svolta e garantire la sicurezza delle attività. Nel caso di operazioni in condizioni critiche è invece necessaria una richiesta di autorizzazione all’Enac

Per ottenere tale autorizzazione, l’operatore presenta all’ENAC un’istanza nella quale attesta il rispetto del Regolamento, indicando le condizioni e i limiti applicabili alle operazioni di volo previste. Alla domanda deve essere allegata la seguente documentazione:

  • dati della targhetta identificativa del SAPR, descrizione e configurazione del sistema da impiegare,  le caratteristiche e le prestazioni dell’aeromobile che garantiscono la sicurezza del volo ovvero la dichiarazione di conformità rilasciata dal costruttore;
  • i risultati delle prove dell’attività sperimentale iniziale;
  • la tipologia delle operazioni specializzate che intende svolgere;
  • i termini temporali per i quali è richiesta l’autorizzazione;
  • i risultati dell’analisi del livello di rischio associato alle operazioni previste;
  • il manuale di volo dell’APR o documento equivalente;
  • il programma di manutenzione del SAPR;
  • il manuale delle operazioni, inclusa la descrizione delle modalità di valutazione e gestione del rischio.

All’esito positivo della valutazione, l’Enac rilascia l’autorizzazione, che può prevedere specifiche prescrizioni per la sicurezza delle attività da compiere.

Quando per le operazioni viene utilizzato un aeromobile con massa al decollo uguale o superiore a 25 chilogrammi l’intervento dell’Enac è ovviamente molto più incisivo, per gli evidenti problemi di sicurezza che possono derivarne.

Il mezzo, innanzitutto, deve essere iscritto nel Registro degli Aeromobili a Pilotaggio Remoto e munito di marche di registrazione e targhette di identificazione dedicate, da apporre anche sulla stazione di controllo a terra.

Il proprietario, inoltre, deve acquisire un permesso di volo provvisorio per svolgere tutte le attività sperimentali necessarie a garantirne la sicurezza, al fine di acquisire il certificato di navigabilità necessario alla produzione in serie.

Gli operatori che intendono utilizzare i droni devono dimostrare di avere un’organizzazione in grado di garantire la sicurezza delle operazioni. I piloti, che possono anche essere soggetti diversi dall’imprenditore che è proprietario degli apparecchi, devono ovviamente essere in possesso della licenza o dell’attestazione idonee al pilotaggio dell’aeromobile che dovranno utilizzare.

Per comprendere il grado di organizzazione necessario per ottemperare correttamente alle disposizioni dell’Enac, è sufficiente considerare che l’operatore deve dimostrare di aver attivato un programma di manutenzione che dia atto anche delle ore di volo effettuate dal dispositivo e degli interventi effettuati.

I piloti vengono classificati in base alle competenze acquisite e distinti tra soggetti in possesso di “Attestato”, che possono condurre aeromobili di peso inferiore a 25 chilogrammi,  e soggetti in possesso di “Licenza”, abilitati alla conduzione di aeromobili fino a 150 chilogrammi anche in condizioni di visibilità indiretta o in assenza di controllo visivo. Le abilitazioni hanno una validità di cinque anni e sono rinnovabili

Nelle operazioni che prevedono il contatto visivo con l’aeromobile i limiti di operatività sono indiati in 500 metri di raggio e in 150 metri di altezza, salvo diversa autorizzazione dell’Enac per singole operazioni.

Le operazioni con contatto visivo mediato da strumentazione elettronica o in assenza di contatto visivo incontrano il solo limite fisico dell’operatività dell’aeromobile ma devono essere ovviamente dotati di sistemi di sicurezza in grado di garantirne il controllo a distanza e di evitare collisioni ed incidenti.

In caso di interferenza con altro aeromobile, il pilota deve immediatamente terminare il volo o portarsi ad un’altezza massima di sicurezza di 25 metri.

In caso di incidente, il costruttore, l’organizzatore, il pilota, secondo le rispettive responsabilità, sono tenuti a comunicare all’Enac quanto accaduto entro 72 ore dall’evento. Non è consentito l’uso di aeromobili per i quali non sia stata stipulata e non sia in corso di validità una polizza assicurativa per la responsabilità civile verso i terzi

Il collegamento dati con l’aeromobile deve utilizzare esclusivamente frequenze autorizzate e scelte opportunamente per evitare interferenze.

Gli aeromodelli hanno una disciplina semplificata che fa affidamento essenzialmente sulla responsabilità del proprietario ed utilizzatore, anche alla luce della ridotta massa del dispositivo e della ridotta area di operatività.

L’aeromodellista “…deve utilizzare il mezzo in modo da rispettare le regole dell’aria, non arrecare rischi a persone o beni a terra e ad altri utilizzatori dello spazio aereo, mantenere la separazione da ostacoli, evitare collisioni in volo e dare precedenza a tutti.”

Ha l’obbligo di operare durante il giorno e di rispettare un raggio d’azione massimo di 200 metri, con altezza non superiore ai 70 metri, lontano da aree densamente frequentate o abitate e ad almeno 5 chilometri da qualsiasi aerodromo. L’altezza può essere elevata a 150 metri se l’aeromodellista è in possesso di abilitazione al pilotaggio rilasciata dall’Aero Club d’Italia.

Curiosa ed inquietante, al tempo stesso, la chiosa del Regolamento, laddove specifica che i modellisti che utilizzano “razzi non dotati di sistemi che ne permettano il controllo” devono far richiesta di spazio aereo all’Enac.

Gianluca Pomante

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