Vendita su ebay e ricettazione

Il prezzo eccessivamente basso, la provenienza del prodotto e le caratteristiche rese palesi dall’annuncio, possono determinare la contestazione del reato di ricettazione.

Lo spiega la bene la Corte di Cassazione, nel mese di novembre, confermando una condanna disposta nei confronti di un acquirente del noto sito di aste on line tra privati, ritenuto pienamente consapevole della provenienza delittuosa dei beni (nella specie, 15 paia di scarpe Nike, grossolanamente contraffatte, provenienti dalla Malesia).

Sono interessanti le diverse conclusioni cui perviene la Corte, che delineano i confini delle norme applicabili alla contrattazione mediante tale tipologia di piattaforma.

Innanzitutto la Corte evidenzia che il contratto stipulato è da considerarsi un’offerta al pubblico, ai sensi dell’art. 1336 CC, essendo diretta ad una moltitudine indifferenziata di possibili acquirenti, sulla base di un contratto per adesione, che consente solo di decidere se aderire o rinunciare all’acquisto. (in realtà, l’opzione “proposta di acquisto” lascia spazio ad una pur minima contrattazione ma nel caso in esame non avrebbe determinato alcun cambiamento nella decisione)

Sebbene il contratto si perfezioni nel momento in cui il venditore riceve la conferma dell’accettazione dell’offerta da parte dell’acquirente (situazione che determinerebbe la competenza del giudice malese), il diritto penale italiano contiene il principio di cui all’art. 6, co. 2, CP, per il quale è sufficiente che una parte della condotta si sia verificata in Italia per radicare la competenza del giudice italiano.

Risultano poi determinanti, ai fini della valutazione della condotta dell’imputato, la grossolana contraffazione dei beni e l’irrisorio prezzo di acquisto, che escludono la possibilità di contestare l’incauto acquisto (decisamente più vantaggioso in termini di pena) e di ritenere tenue e penalmente irrilevante il fatto.

Si possono trarre dalla citata sentenza le seguenti conclusioni. Acquistare su eBay è sinonimo di risparmio e consente certamente di andare alla ricerca di prezzi inferiori a quelli di mercato, soprattutto nel caso di stock di merce e di collezioni (per parlare di calzature e abbigliamento) degli anni passati, ma l’acquirente deve comunque considerare che un prezzo eccessivamente basso può essere indicatore di un prodotto non originale. Se poi tale contraffazione appare evidente alle caratteristiche desumibili dalle informazioni riportante nell’annuncio e della provenienza del bene da un paese notoriamente attivo nel campo della contraffazione, viene meno anche la possibilità di giustificare un incauto acquisto ed è inevitabile l’accusa di ricettazione (che prevede una pena da 3 a 8 anni di reclusione).

La differenza sta nel fatto che l’incauto acquisto presuppone che il consumatore sia stato tratto in errore dalle condizioni di vendita e possa addebitarglisi la responsabilità di non aver adeguatamente valutato la situazione, mentre nella ricettazione vi è piena consapevolezza della provenienza illecita del bene o, quantomeno, l’accettazione del rischio che il bene possa rivelarsi contraffatto. Elementi che la Corte ha ritenuto desumibili dal prezzo irrisorio, dalla quantità acquistata, dalla provenienza da un paese noto per l’attività di contraffazione.

Chissà cosa ne pensano, di questo articolo, tutte quelle signore che, nella bella stagione, acquistano, in spiaggia o nei mercatini, prodotti d’alta moda a prezzi irrisori.

Gianluca Pomante

Sentenza-48017_2016

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