Bar Sport

(Stefano Benni, 1976) Bar sport nulla ha a che fare con le nuove tecnologie ma racconta di un periodo in cui il principale social network era l’esercizio pubblico in cui si fa colazione e si parla di tutto.

I personaggi descritti nel libro sono quelli tipici di un piccolo paese, caratteristici fino a sembrare vicini di casa, con le loro abitudini, manie, perplessità e frustrazioni che, nel racconto, vanno a comporre un insieme di situazioni tipiche del bar.

Il tecnico che s’intende di qualsiasi argomento; l’elettricista pasticcione che riesce a far accendere e spegnere tutto a distanza, neanche avesse il Wifi, tranne l’insegna del locale; l’innamorato perennemente attaccato al telefono pubblico; il playboy da strapazzo che si vanta delle serate trascorse in balere sfigate raccontandole come se fosse stato in Costa Azzurra; il ragazzo delle consegne che scorrazza per le strade e sui marciapiedi, con la bici, senza mani.

In Bar Sport ci sono tutte le figure necessarie per rivivere l’aria di paese degli anni 50, quando le tecnologie non avevano ancora invaso la nostra vita e le televisioni avevano un solo canale che funzionava solo con precisi colpi di assestamento. Una realtà basata soprattutto sulla fantasia di chi ne faceva parte e per questo probabilmente più vera di quella reale, perché fatta di sentimenti.

Non è dato conoscere se sia preferibile leggere prima il libro e farsi un’idea dei personaggi, per poi rivederli nel film, o se sia opportuno vedere prima il film e poi cercare, tra le righe del testo, i personaggi interpretati da Bisio, Teocoli, Cornacchione e gli altri attori, tutti eccellenti nei rispettivi ruoli. Di certo, è un modo piacevolissimo di passare il tempo.

Gianluca Pomante

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