La scuola e la didattica on line

L’emergenza coronavirus ha portato le scuole e le università on line, con risultati non sempre incoraggianti ma anche con la consapevolezza che un approccio improvviso all’informatica e alla telematica, anche da parte di quanti speravano di poter andare in pensione prima di tale rivoluzione, richiede necessariamente dei tempi di adattamento

Desta perplessità, tuttavia, la dicotomica comunicazione degli Istituti scolastici che, applicando le regole condivise per il lavoro da remoto (smart work), cercano di responsabilizzare l’insegnante a predisporre una idonea postazione di lavoro, in ambiente consono e dignitoso, evitando di riprendere, ad esempio, l’ambiente familiare o gli stessi familiari (e per questo sarebbe sufficiente posizionarsi con un muro alle spalle)

Meno condivisibile l’invito, agli stessi insegnanti, a non riprendere gli allievi e a non inquadrare i loro familiari ed i loro ambienti.

Il ruolo educativo della scuola dovrebbe passare attraverso la responsabilizzazione degli studenti e non scaricare sugli insegnanti oneri che, appare evidente anche ai meno esperti, rientrano necessariamente tra le cautele che deve adottare l’utilizzatore di un sistema di videoconferenza

Posizionare la telecamera e il dispositivo in modo che vengano inquadrati ambienti neutri, preferibilmente con le spalla verso il muro ad evitare il passaggio di parenti ed amici, senza commistioni con le attività familiari e in una stanza in cui è possibile ottenere un ragionevole silenzio, dovrebbe essere un messaggio rivolto agli studenti e non una prescrizione per gli insegnanti a tutela di una riservatezza spesso richiamata a sproposito.

Oltre ad essere poco utile e ancor meno appetibile lo screenshot o il filmato di una lezione in videoconferenza, non si comprende come potrebbe l’insegnante evitare il passaggio dietro la schiena dell’allievo del padre a petto nudo o della madre con i bigodini.

La cosa più incomprensibile è che nessuno abbia speso una sola parola per la sicurezza dei sistemi di didattica on line, basati su scelte non coordinate dal Ministero che spesso hanno preferito programmi in grado di vampirizzare i dati degli interessati. Nessuno ha posto le basi, quantomeno, affinchè si adottasse una configurazione dedicata, con un profilo estraneo alle attività familiari e con antivirus e firewall installati ed aggiornati.

E se si considera che i dispositivi in uso agli studenti e ai docenti non sono dedicati alla didattica ma, più comprensibilmente, sono ad uso di tutta la famiglia e contengono i dati delle vacanze come della quotidianità, compresi bollette, conti bancari, documenti riservati ed esami clinici, appare evidente come il rischio di ledere la riservatezza tra alunni e insegnanti sia l’ultimo dei problemi.

Gianluca Pomante

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