Libri, librerie, libertà

Uno dei principali presidi alla libertà di pensiero, tutelata dall’art. 21 della nostra Costituzione e dall’art. 18 della dichiarazione universale dei diritti umani, intendendosi per tale anche la libertà d’informarsi, è la libreria, quel negozio spesso messo in disparte in favore del commercio elettronico che, tuttavia, resiste in ogni città per regalare cultura, svago e relax.

Le librerie dovrebbero tutte essere abbinate a sale da tè, nelle quali sedersi e poter leggere con calma, accompagnati dal caldo sollievo di un infuso, d’inverno, e dal fresco ristoro di una bibita, d’estate, poiché il libro stesso è sinonimo di rilassamento e di libertà, intendendosi per tale anche la facoltà di godersi un momento di sospensione dalla frenesia della vita quotidiana.

Scegliere un libro è operazione lunga e complessa, che passa attraverso l’analisi della copertina e l’empatia spontanea con il titolo – sui quali ogni autore dovrebbe a lungo soffermarsi a riflettere con i propri consulenti per la comunicazione – e prosegue con la lettura dell’abstract e della bibliografia, dai quali il lettore deve comprendere se quel testo potrà effettivamente essere di suo gradimento, fino all’atto di apprezzamento più netto, consistente nello sfogliare qualche pagina e chiedere un parere al libraio, che solitamente prelude all’acquisto.

Quello stesso momento di confronto con il libraio è un passaggio ineludibile dell’acquisto in libreria, che non può certo essere confrontato con il freddo acquisto su un sito di e-commerce, perché è la sublimazione del piacere di leggere e di commentare insieme l’acquisto attuale o precedente, come si farebbe con un amico. Una materializzazione del bisogno di socialità che in libreria si concretizza.

Ma se il libro è un espressione del pensiero e uno strumento attraverso il quale ognuno di noi può arricchire il proprio bagaglio culturale, liberando ulteriori interazioni tra idee, la libreria non è solo un luogo di culto orientato alla libertà d’informarsi e d’informare ma anche fortezza a difesa della riservatezza e della libertà di pensiero, affinché, nell’attuale dominio tecnologico dell’informazione, l’acquisto per contanti e le attività connesse alla scelta di un libro possano restare nell’anonimato e tutelare il suo acquirente da eventuali ripercussioni per la sua vita di relazione.

Ciò che molti non comprendono, dell’acquisto on line, è che ogni informazione della nostra vita digitale viene acquisita dai motori di ricerca, dalle transazioni con carta di credito, dalle spedizioni tramite corrieri, e senza scomodare agenzie governative e controlli di orwelliana memoria, resta negli archivi di tutti questi soggetti, a disposizione di quanti volessero analizzarla.

I primi a farlo sono proprio le grandi società che esercitano l’attività di e-commerce, poiché tali informazioni sono di vitale importanza per analizzare l’utente, comprendere le sue preferenze e ottimizzare l’offerta nei suoi confronti, onde spingerlo a compiere ulteriori acquisti.

Per non parlare delle informazioni che diffonde in rete ogni libro elettronico (dal Kindle di Amazon ai tablet con gli ebook), dal quale è possibile analizzare il comportamento del lettore e capire se legge tutte le pagine o salta da un capitolo all’altro, se ingrandisce o riduce il testo (e quindi se ha bisogno d’occhiali), con che velocità sfoglia le pagine, se si sofferma su determinati argomenti, ecc.

Il rischio di tale analisi è di essere dettagliatamente profilati come consumatori e di finire in un database dal quale, eventuali successivi acquirenti di quegli stessi dati, inclusi governi e realtà pubbliche, potrebbero estrarre dati da elaborare per derivarne ulteriori profili psicologici o previsioni comportamentali affatto rispettosi delle reali tendenze dell’interessato e tali da comprometterne la vita di relazione o le capacità di rapportarsi con l’Autorità, analogamente a quel che accade quando, magari non per colpa dell’utente, viene meno il pagamento di un finanziamento (ad esempio, a causa di un disallineamento degli addebiti automatici) e si finisce nel novero dei cattivi pagatori, con difficoltà o preclusione a contrarre un ulteriore finanziamento senza avere alcuna responsabilità effettiva.

Contro tali sistemi di controllo automatico ed invasivo, la libreria è un presidio di libertà, perché impedisce la classificazione dell’utente sulla base di quello che legge, che è la peggiore analisi predittiva comportamentale alla quale il cittadino possa essere sottoposto, basata sulle sue idee. Ovviamente a condizione che si paghi per contati, altrimenti la carta di credito vanificherebbe qualsiasi precazione.

Gianluca Pomante

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