Vietato pubblicare atti di indagine

Con il provvedimento del 15 gennaio 2020 l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha censurato il comportamento di una testata giornalistica responsabile di aver pubblicato integralmente un avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di alcuni Avvocati, con diffusione di informazioni relative non solo alle rispettive posizioni processuali ma anche a luogo e data di nascita, residenza, indirizzo di studio, numero di cellulare.

Contrariamente a quanto potrebbe ipotizzarsi, non è stata la particolare professione esercitata dagli indagati a giustificare il provvedimento ma un eccessiva e non giustificata divulgazione di informazioni non necessarie ai fini della pubblicazione della notizia.

L’Autorità, infatti, dopo l’esposto presentato dagli interessati, nel quale si rappresentava la vicenda occorsa, chiedendo l’intervento del Garante, ha chiesto spiegazioni al titolare del trattamento, ricevendo come giustificazione che si era trattato della pubblicazione di informazioni relative ad una indagine già conclusa e che non vi era stata alcuna violazione dei limiti imposti al diritto di cronaca

Non è stata dello stesso parere l’Autorità Garante, che ha invece censurato l’operato del giornalista sotto un duplice profilo:

  • innanzitutto la pubblicazione dei dati relativi all’indirizzo di abitazione, al numero di telefono dello studio legale, e in alcuni casi anche al telefono cellulare, è stata ritenuta eccessiva ed in palese violazione del principio dell’essenzialità dell’informazione;
  • in secondo luogo, la diffusione dell’avviso di conclusione delle indagini è avvenuta in violazione del regime di pubblicità degli atti di indagine, prima dell’assunzione della decisione sull’esercizio dell’azione penale da parte del Pubblico Ministero.

Il provvedimento si è quindi concluso con l’immediata inibizione del trattamento (tecnicamente: limitazione), con riferimento al link con il quale è stato pubblicato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nella sua interezza, e con l’invito del titolare a riferire all’Autorità entro trenta giorni sull’adozione della misura.

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