Italian accountability

Siamo l’esercito dei selfie, recita una piacevole canzone del 2017, ed assieme all’Occidentali’s Karma dell’ultimo Festival di Sanremo descrive un paese in cui la leggerezza dell’essere è in netta contrapposizione con le esigenze di rigorosità e responsabilità richieste dalla disciplina della protezione dei dati come da decine di altre norme cogenti. 

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GDPR e lavoro in team

Con l’avvicinarsi della scadenza del 25 maggio 2018 proliferano in Rete le comunicazioni commerciali ed autocelebrative di aziende e consulenti, di chiara derivazione informatica, che pretendono di gestire integralmente l’adeguamento al GDPR (come già accaduto con il D.Lgs. 196/2003), ritenendo di poter leggere ed applicare un testo normativo senza farsi carico di anni di studio ed esperienza giuridica.

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La figura del DPO

Il nuovo “Regolamento europeo per la protezione e libera circolazione dei dati personali” introduce la figura del Data Protection Officer per tutte le imprese pubbliche e per quelle private che svolgono trattamenti potenzialmente in grado – per la natura dei dati o per l’entità del trattamento – di ledere gravemente i diritti degli interessati ed hanno, pertanto, la necessità di essere monitorati da un soggetto che sia indipendente rispetto alle logiche aziendali.

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