Slot alterate, tra frode, ricettazione e gioco illecito

Decidendo sul ricorso proposto da un esercente, ritenuto responsabile di aver installato nel proprio locale degli apparecchi dotati di doppia scheda, che consentivano di utilizzare una slot machine sotto le mentite spoglie di un gioco di abilità, sottraendo in tal modo quanto dovuto all’Erario, la Corte di Cassazione, Sez. II Penale, nel mese di dicembre, ha ritenuto che fossero in concorso i reati di ricettazione e frode informatica, poiché il primo illecito riguarderebbe la fase preparatoria del secondo.

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Poker e videopoker

In questi giorni è tornato alla ribalta il problema del gioco compulsivo, grazie ad una scelta coraggiosa operata da un esercente di Garrufo, paesino in provincia di Teramo, che ha deciso di togliere le slot-machine dal proprio locale per tutelare i clienti.

Una scelta che è giusto definire coraggiosa ed etica, perchè non sempre, in tempi di crisi, la moralità prevale sulle esigenze del portafogli. Anzi, accade solitamente il contrario.

Anche ammettendo che gli incassi non fossero stellari, l’esercente è comunque da ammirare, poiché il Coin-In (cioè l’incasso) medio quotidiano di una Slot Machine, calcolato annualmente dal Ministero sulla base dei dati rilevati dai concessionari, è attualmente di 280 Euro, sul quale incide un aggio per l’esercente del 5-7%.

Si può stimare una resa di circa 15 Euro al giorno per ogni apparecchio installato – solitamente due o quattro, in base alla superficie del locale – che si traducono, tenendo presenti i periodi di chiusura, in proventi che vanno dagli 800 al 1600 Euro al mese.

Occorre però far chiarezza anche sulle cause del gioco compulsivo, non sempre rappresentate in modo corretto. Innanzitutto la percentuale di giocatori irresponsabili al punto di dover essere sottoposti ad un trattamento sanitario è irrisoria rispetto al numero di cittadini che giocano quotidianamente senza incidere pesantemente sulle loro finanze.

In ogni caso, il primo responsabile del disturbo da gioco compulsivo (o ludopatia) è proprio lo Stato Italiano, che sulla spinta dei concessionari storici, a far data dal 1994 (istituzione della prima lotteria ad estrazione istantanea, meglio nota come “gratta e vinci”) ha praticato una costante politica di incentivazione al gioco, attraverso una forte espansione dell’offerta (censurata anche dalla Corte Europea di Giustizia), per evidenti finalità di incremento del gettito fiscale. Tale spinta, unita ad una fortissima politica di incentivazione dell’acquisto a rate, ha demolito nel tempo la propensione al risparmio degli italiani e li ha resi più vulnerabili.

Un indottrinamento verso un atteggiamento irresponsabile e godereccio che ha determinato un’incapacità mentale di difendersi dalla crescente aggressività e diffusione delle offerte di consumo (il gioco è un prodotto come gli altri e la sindrome da acquisto compulsivo è oltremodo diffusa, anche se non se ne parla mai).

L’italiano medio è quindi passato da un gioco di tipo riflessivo e calcolatore, qual’era quello del Totocalcio, del Lotto o della Tris, ad una pratica di tipo automatico, basata esclusivamente sulla fortuna, che è l’unico elemento che caratterizza le slot-machine, le videolottery e i gratta e vinci.

Così, mentre da parte del giocatore esperto vi è stata una evoluzione di tipo professionale, con lo spostamento verso giochi più complessi, comunque basati sull’abilità strategica o mentale, quali sono il poker in modalità torneo e le scommesse sportive, il cittadino medio, indifeso e poco pratico, si è lasciato attirare dal miraggio di vincite milionarie ed è sprofondato nella cultura del “colpo di fortuna”, accecato dalla prospettiva di risolvere i problemi della vita con l’acquisto di un tagliando o con la pressione di un tasto, anziché con il lavoro e con una costante attenzione alla crescita personale e morale.

Anche l’informazione ha giocato un ruolo determinante in tale involuzione, accostando, spesso a sproposito, i giochi d’azzardo scriminati dal controllo statale ai giochi di abilità.

Nell’immaginario collettivo si è così radicata l’idea, ad esempio, che il poker sportivo sia un gioco d’azzardo, al pari delle slot-machine, o che le scommesse sportive siano equiparabili alle videolottery. Concetto assolutamente errato e fuorviante.

Il poker sportivo e le scommesse sportive sono assoggettati al controllo delle Forze dell’Ordine e a Licenza di Polizia per il rischio di infiltrazione criminale e per la possibilità di riciclaggio di denaro proveniente da delitto, non per il rischio di insorgenza di ludopatie che, al contrario, si riscontra molto più frequente nell’utilizzo di apparecchi automatici da intrattenimento o nell’acquisto di tagliandi di lotteria istantanea, apparentemente estranei al problema dell’infiltrazione criminale (in realtà non è così, come dimostrano anche le relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia).

Il gioco del poker sportivo, in particolare, non ha le caratteristiche del gioco d’azzardo, perchè non c’è la puntata, ma l’iscrizione al torneo. Il montepremi è certo e determinato, non è basato sulle puntate dei giocatori, sicchè ciascuno può valutare fin dall’inizio se la quota di iscrizione è adeguata alla possibilità di vincita. Il gioco, inoltre, è basato prevalentemente sulla strategia e sull’abilità del giocatore, risultando quasi nullo il rischio insito nella distribuzione casuale delle carte da gioco. Il cittadino è inoltre tutelato da ulteriori regole che stabiliscono una quota massima per l’iscrizione e vietano il reingresso nella competizione, proprio al fine di limitare l’opportunità di spesa.

Il gestore, infine, non può organizzare più di un torneo nella stessa serata e nello stesso territorio.

Ciò che davvero manca, al cittadino italiano, è la cultura del gioco, che lo Stato dovrebbe curare fin dalle scuole, inserendola nei programmi di educazione civica e di educazione alla legalità.

Il gioco responsabile non esiste, perchè già il gioco in sé è un atto di passione e di follia. Solo la consapevolezza dei rischi connessi al gioco e la capacità di resistere alle sue lusinghe (come all’acquisto di prodotti superflui, più in generale) potrà consentire al cittadino di difendersi e di crescere serenamente.

Gianluca Pomante