Cervello acceso

Un evento piuttosto grave ha scosso nei giorni scorsi la nostra città, provocando comprensibile preoccupazione nei soggetti a vario titolo coinvolti dall’accaduto. Per fortuna, di grande, c’é solo la costernazione per il rischio corso e la polemica per quanto sarebbe potuto effettivamente accadere, ma nulla di più. Anzi, l’occasione è buona per procedere ai controlli approfonditi che la situazione richiede, soprattutto per tranquillizzare la collettività.

Anche in questo caso, un’evoluzione “smart” della città non sarebbe da disdegnare, dato che, se nei locali coinvolti dall’esplosione fossero stati installati dei sensori di rilevazione di fumi e gas, con controllo remoto e collegamento ad un impianto di allarme, sarebbe stato possibile evitare l’evento e, soprattutto, non pensare a cosa sarebbe accaduto se le aule fossero state piene di ragazzi intenti nell’attività didattica.

Attenzione, però, al rovescio della medaglia. Le tecnologie non consentono di spegnere il cervello, ma solo di far confluire i dati rilevati negli ambienti in postazioni e centrali idonee ad elaborarli e a reagire di conseguenza.

Un sistema di allarme complesso avrebbe potuto rilevare la fuga di gas, allertare i vigili del fuoco o altra autorità preposta al controllo e, al tempo stesso, ordinare l’evacuazione suonando una sirena, aprendo le finestre di areazione per evitare la saturazione dei locali.

Ovviamente, anche un impianto di questo tipo presuppone, come la caldaia andata in tilt e il foro di aerazione insufficiente, che il cervello degli addetti ai lavori sia acceso, prima, durante e dopo l’installazione.

Se l’impianto di allarme è configurato male, se i sensori non vengono mai testati per verificarne l’effettivo funzionamento, se i motorini elettrici delle finestre non vengono mai movimentati e lubrificati, se la linea telefonica e la sirena non vengono periodicamente utilizzate per accertarne l’operatività in caso di allarme, probabilmente, nel momento in cui dovrebbero essere in piena efficienza non funzionerebbero o lo farebbero solo in parte.

Quanto accaduto deve portare ad una profonda riflessione sulle dinamiche di certi eventi e sulla maggiore responsabilità richiesta a tutti gli attori coinvolti. Una serie di distrazioni – che prese singolarmente non arrecherebbero alcun danno – tutte insieme possono portare ad un disastro.

Spesso il cittadino medio si fida troppo delle tecnologie, vecchie o nuove che siano, rinunciando a fare controlli anche elementari che, in assenza dell’ausilio esterno, probabilmente, farebbe ogni giorno o più volte al giorno per star tranquillo. Un po’ come avviene quando si controlla, una o più volte, la corretta chiusura della porta di casa prima di andare a dormire.

La caldaia ed il relativo impianto avrebbero dovuto subire dei controlli. Se non sono stati eseguiti, non emerge solo una responsabilità dell’azienda che avrebbe dovuto effettuarli, ma anche dei soggetti preposti al controllo di quell’appalto e di quell’immobile, dei lavoratori che non si sono mai chiesti se tutto fosse in ordine, degli esterni che, pur frequentando quella struttura, non hanno mai preteso di vedere certificazioni e bollini vari.

Una città migliore non è solo una città “smart”, o “trendy”, o “fashion” o “hi-tech”che dir si voglia. Se il cittadino non partecipa alla sua evoluzione, a tenerla pulita ed efficiente, se non ha coscienza civica, se non si preoccupa degli altri, se – in definitiva – delega la gestione di tutto alle istituzioni e alle tecnologie, spegnendo il cervello e fidandosi degli altri, accadrà inevitabilmente che, mancando il supporto tecnologico, per qualsiasi motivo, ciascuno, istituzioni comprese, confiderà in qualcun altro e nessuno provvederà a salvaguardare l’interesse di tutti, determinando il verificarsi dell’evento e, speriamo non accada mai, del danno.

“Ci sei? Ce la fai? Sei connesso?”

Gianluca Pomante

Lavoro in un app

Una lingua stupenda il nostro italiano, perchè permette di sintetizzare in un titolo due diversi significati, cosa che non riesce a fare neppur il pluridecorato inglese. Se interpretiamo la parola “lavoro” come sostantivo, il titolo ci permetterà di offrire e cercare il nostro lavoro con un’applicazione, se la interpretiamo come verbo, ci permetterà di dire che lavoriamo grazie ad un’applicazione.

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