Costi sociali

L’homo tecnologicus ha inevitabilmente tratto dall’esperienza quotidiana una spiccata capacità di comprendere la natura mefistofelica dei sistemi informatici, traendone la regola fondamentale secondo la quale non necessariamente ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e tantomeno positiva.

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Dispositivi portatili e sicurezza

La sicurezza informatica, fino a qualche anno fa, era appannaggio di centri elaborazione dati ed aziende, poiché la maggior parte dei dati appetibili per i criminali informatici era costituita dalla proprietá intellettuale, dai brevetti, dalle informazioni riservate che avessero un valore economico, che fossero rivendibili sul mercato ad eventuali competitors di chi aveva subito la sottrazione.

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Nostalgie di fine estate

“L’estate sta finendo e un anno se ne va…”, cantavano i Righeira negli anni ’80, lasciando nella testa di tutti gli italiani un tormentone che, alla fine della bella stagione, ancora oggi, accompagna la nostra “malinco-noia” (tanto per citare un’altra canzone cara ai “giovani” come me) e la lenta dismissione di ombrelloni e sdraio dalle spiagge.

Quando i Juke Box caratterizzavano, con un disco di vinile a 45 giri, le nostre vacanze, utilizzavamo le cassette magnetiche – spesso malregistrate dalla radio o copiate dall’originale dell’amico più danaroso – per dar sfogo all’esigenza di ascoltare musica ovunque, con riproduttori stereo oltremodo ingombranti e rigorosamente a pile. Le serate si concludevano immancabilmente in spiaggia, con le ragazze e la chitarra, per capire, tra quelli che si erano affannati per imparare le canzoni a memoria, chi meglio riuscisse ad imitare la voce del cantante più gettonato del momento.

I mezzi di locomozione erano rigorosamente meccanici ed incredibilmente robusti. Già l’accensione elettronica e l’avviamento elettrico erano plus che si pagavano a caro prezzo, mentre le gite si organizzavano con le cartine della Michelin e i road book della Pirelli. 50 o 125 erano i numeri sulle labbra dei ragazzi per i quali avere una Vespa significava essere già romantici, mentre i duri e puri cavalcavano il Bravo ed il Ciao, piuttosto che una stradale con il suono delle “zanzare” da pista o una piccola enduro che giocava, con i colori della livrea, ad imitare le grandi moto e i paesaggi da sogno della Parigi-Dakar.

Poi vennero le nuove tecnologie: attraverso i CD c’è stato l’approdo nel porto sicuro del digitale e quindi nell’iperspazio dell’ipod, della musica liquida, svincolata dal supporto, che si scarica da Internet e che nel nuovo millennio ha cambiato il modo di gestire e di ascoltare qualsiasi brano. ITunes ha sostituito i negozi di dischi e musicassette, per anni punto di ritrovo dei giovani appassionati e dei pirati dell’ultima ora, che non potevano permettersi il costo dei diversi LP necessari per comporre la playlist preferita, ma che riuscivano a raggranellare, dalla paghetta settimanale, diecimila lire per comprare la musicassetta vergine e l’intraprendenza del negoziante, comunque lieto di accontentare quei piccoli clienti che, diversamente, non avrebbero mai potuto permettersi altro che la musica della radio.

Oggi i brani da ascoltare si suggeriscono su Facebook o tramite Spotify, ognuno nell’indipendenza tecnologica del proprio smartphone e nella solitudine del proprio spazio virtuale. Ci si guarda negli occhi solo tramite Skype o Hangout e, perfino in palestra, ognuno ascolta i suoi brani con le cuffiette ficcate nelle orecchie. Siamo isolati tra la folla, novelli Robinson Crusoe cittadini, ma questo è forse l’unico posto, la palestra, dove la circostanza risulta positiva, così ci si allena senza distrazioni che non siano le curve di qualche splendida atleta.

Anche le moto, oggi, sono diverse, interamente elettroniche, vanno ovunque, dotate di navigatore satellitare, hanno l’ABS ed una mappatura per ogni terreno, controllano perfino la risposta delle sospensioni alle sollecitazioni dell’asfalto, manca solo che pieghino da sole. In una parola: anestetizzanti.

Con lo smartphone piantato sul manubrio ed una custodia IP67, Shock, Dust and Water proof, l’applicazione Ride The Way permette la condivisione degli itinerari preferiti con i motociclisti di tutto il mondo, cosìcchè un italiano possa apprezzare cosa ha fatto un collega austriaco o statunitense e magari decidere di seguire lo stesso percorso durante le prossime vacanze.

Ci mancherà la cassetta che si stucca sul più bello, da incollare con una goccia di vinavil, per percepirne ogni volta il sussulto, riascoltandola con il walkman nella tasca dello zaino, da cui esce il cavetto della cuffietta infilata sotto il casco (ma solo in un orecchio, per lasciare l’altro libero di percepire i rumori della strada). E ci mancherà l’improvvisazione di una cartina che si strappa sotto la pioggia e diventa inutilizzabile, il cavo della frizione che si stucca e viene sostituito da un banale fil di ferro fino all’officina successiva, mentre apprezzeremo una moto interamente elettronica, un navigatore satellitare ed un iPod che alterna i brani della playlist alle conversazioni con il passeggero o con il compagno di viaggio, interrotti dalle telefonate, il tutto attraverso l’auricolare – interfono BlueTooth installato nel casco, sormontato dalla Action Cam per le riprese.

Fino a quando un Tony Stark realizzerà davvero l’armatura con cui volare ed ascoltare musica rock, dimenticando tutto il resto, liberi di poter dire “Io sono Iron Man”. Lo so, adesso sto divagando, ma sono un entusiasta che ha vissuto e sta vivendo l’era delle tecnologie… lasciatemi sognare.

Gianluca Pomante